Negli ultimi mesi il panorama creditizio italiano si è arricchito di prodotti finalizzati alla sostenibilità ambientale e sociale. Una ricerca congiunta tra Forum per la Finanza Sostenibile e Associazione Bancaria Italiana ha evidenziato che il 90% degli istituti erogano già forme di finanziamento green, sia per famiglie sia per imprese.
Parallelamente, la Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tassi di riferimento, segnalando però variazioni nei parametri usati per i mutui a tasso fisso. L’intersezione di questi due fenomeni influisce direttamente sulla scelta tra mutuo fisso o variabile e sulla valutazione dei prestiti legati ai criteri ESG.
Finanziamenti verdi: diffusione e tipologie disponibili
Secondo lo studio, i green loan sono proposti da almeno il 90% delle banche aderenti. Si tratta di crediti destinati a progetti con benefici ambientali misurabili, come la riqualificazione energetica di immobili o l’acquisto di veicoli a basse emissioni. Oltre a questi, più del 60% delle banche offre finanziamenti per immobili ad alta efficienza energetica e sustainability-linked loan, ovvero prestiti il cui tasso varia in base al raggiungimento di specifici obiettivi di sostenibilità.
Per le famiglie, i mutui green sono disponibili nella stessa quota del 90%, pensati per l’acquisto di abitazioni con certificazioni energetiche elevate o per interventi di ristrutturazione finalizzati alla riduzione dei consumi. Inoltre, il credito al consumo sostenibile è presente nel 74% dei casi, e i finanziamenti per studenti, con una connotazione sociale, compaiono nel 63% delle offerte bancarie.
Decisione BCE: impatto sui mutui a tasso fisso e variabile
Il 29 ottobre la BCE ha lasciato invariati i tre tassi di riferimento: deposito al 2,50%, rifinanziamento al 2,65% e margine al 2,90%. Sebbene l’Euribor a tre mesi resti stabile intorno al 2,65%, gli IRS a 20 e 30 anni hanno subito una leggera flessione rispetto a settembre. Questo movimento può tradursi in offerte più competitive per i mutui a tasso fisso, a condizione che le banche trasferiscano la riduzione allo spread.
Il mutuo a tasso variabile, invece, continua a riflettere direttamente l’Euribor più lo spread bancario. Con la situazione attuale, la differenza di rata tra un mutuo variabile al 2,95% e un fisso al 3,80% su 100.000 € a 30 anni si aggira intorno ai 47 € mensili. Se l’andamento dei tassi dovesse invertire di nuovo la rotta, il vantaggio del variabile potrebbe svanire rapidamente.
Quale opzione scegliere tra fisso e variabile?
Chi possiede un reddito stabile e può gestire eventuali aumenti della rata potrebbe considerare il tasso variabile per risparmiare subito, tenendo però d’occhio le previsioni sull’inflazione e sui mercati obbligazionari, che influenzano gli IRS. Al contrario, per chi preferisce la certezza di una rata immutata e vuole proteggersi da futuri rialzi, il mutuo a tasso fisso resta la soluzione più prudente, soprattutto se il tasso è inferiore al 3,5%.
L’importanza dei dati ESG per le decisioni creditizie
Un punto cruciale evidenziato dalla ricerca riguarda la necessità di disporre di dati ESG affidabili, accessibili e comparabili sui clienti. Queste informazioni consentono alle banche di valutare con maggiore precisione l’impatto ambientale e sociale dei progetti finanziati, migliorando la trasparenza tra credito erogato e obiettivi di sostenibilità. La qualità dei dati è, quindi, un fattore determinante per l’espansione futura dei prodotti verdi.
Il mercato italiano sta rapidamente integrando criteri ESG nelle proprie offerte di credito, mentre la BCE, pur mantenendo i tassi di riferimento, crea condizioni potenzialmente favorevoli per chi desidera un mutuo fisso a condizioni più attrattive. Famiglie e imprese, pertanto, devono valutare attentamente sia la componente ambientale dei finanziamenti sia il profilo di rischio legato alla scelta tra tasso fisso e variabile.



