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27 Ottobre 2026

Imprese, tassi in rialzo e offerta di credito in contrazione nell’area euro

Le aziende dell'area euro affrontano tassi più alti, requisiti di garanzia più stringenti e una domanda di prestiti in lieve calo nel terzo trimestre del 2026

Imprese, tassi in rialzo e offerta di credito in contrazione nell'area euro

Nel terzo trimestre del 2026 le imprese dell’area euro hanno segnalato un generale inasprimento delle condizioni di finanziamento: i tassi sui prestiti sono cresciuti, mentre la disponibilità di credito è diminuita in misura più ampia rispetto alle esigenze di finanziamento delle aziende.

I dati delle indagini condotte dalle autorità di vigilanza evidenziano cambiamenti significativi nei saldi netti delle imprese intervistate, con impatti distinti per le grandi imprese e per le piccole e medie imprese.

Aumento dei costi di finanziamento e variazioni per dimensione aziendale

Il saldo netto delle imprese che riportano un inasprimento dei tassi sui prestiti è salito al 46% dal 42% del periodo precedente. Questo peggioramento è stato più marcato tra le grandi imprese: il saldo è passato dal 41% al 55%, mentre per le pmi si è osservato un calo dal 43% al 38%. Contestualmente, il saldo riferito ad altri oneri di finanziamento, come spese e commissioni, è diminuito dal 31% al 27%.

Aumento delle richieste di garanzie

Un altro elemento emerso è l’incremento delle imprese che segnalano requisiti più stringenti sulle garanzie, passato dal 10% al 14%. Questo indica che, oltre al costo del credito, le condizioni formali per ottenere finanziamenti sono diventate più rigorose per una quota crescente di aziende.

Domanda di prestiti, offerta e il divario che si allarga

L’indagine mostra che la disponibilità di prestiti bancari è diminuita più rapidamente rispetto alla domanda: il saldo netto relativo alla domanda di finanziamenti si è ridotto a -2% dal +2% registrato nel trimestre precedente. In termini di offerta, un’ulteriore indagine segnala un peggioramento della disponibilità netta dei prestiti bancari, scesa a -5% rispetto a un valore netto di -1% del periodo precedente, con sia le pmi sia le grandi imprese che riportano una minore disponibilità (-5% e -6% rispettivamente).

Questa dinamica crea un gap tra ciò che le imprese richiedono e ciò che le banche sono disposte a erogare, una situazione che rischia di comprimere gli investimenti soprattutto in settori dove l’accesso al credito è fondamentale per il rinnovo degli impianti o per i progetti di sviluppo.

Differenze nella domanda tra pmi e grandi imprese

Le esigenze di finanziamento delle pmi sono rimaste sostanzialmente stabili nel periodo considerato, mentre quelle delle grandi imprese sono diminuite. La riduzione della domanda complessiva è attribuita a fattori come la minore necessità di investimenti fissi e un maggior ricorso all’autofinanziamento da parte delle imprese.

Prospettive e percezione economica tra le imprese

Per i tre mesi successivi, le aziende si aspettano un ulteriore aggravamento della disponibilità di finanziamenti esterni. Le prospettive economiche generali rimangono il principale ostacolo all’accesso al credito, con un saldo netto che è aumentato al 31% dal 29%. Il sentimento è più negativo tra le grandi imprese (saldo 35%) rispetto alle pmi (29%), a indicare una maggiore preoccupazione da parte dei gruppi di maggiori dimensioni circa le condizioni macroeconomiche e l’impatto sul credito.

Le banche, dal canto loro, segnalano che l’aumento dei tassi di interesse ha generato un peggioramento delle condizioni di raccolta tramite depositi e titoli di debito, influenzando la capacità di offerta di finanziamenti a medio-lungo termine. Tuttavia, nel periodo considerato i criteri di offerta sui prestiti alle imprese sono stati lievemente allentati in alcune misure per effetto della maggiore concorrenza tra gli intermediari.

Previsioni degli intermediari per i trimestri a venire

Per il trimestre in corso, le banche si attendono un lieve irrigidimento dei criteri di offerta sia per i prestiti alle imprese sia per i mutui, con un ulteriore inasprimento per il credito al consumo, dovuto a una minore tolleranza al rischio. Parallelamente, gli intermediari prevedono una domanda sostanzialmente invariata da parte di imprese e famiglie, nonostante le pressioni sui costi di finanziamento.

Nel complesso, lo scenario delineato dalle indagini segnala per le imprese dell’area euro una fase di maggiore difficoltà nell’accesso al credito: tassi più elevati, esigenze di garanzia più stringenti e una disponibilità di prestiti che cala più rapidamente della domanda rappresentano fattori che influiranno sulle scelte di investimento e sulla struttura finanziaria delle aziende nei prossimi mesi.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.