Negli ultimi ventiquattro mesi il mercato dei mutui ha subito una trasformazione silenziosa ma significativa. Una famiglia con un reddito netto mensile di 2.130 €, che fino a poco fa poteva accendere una rata di 639 € (il 30 % del suo stipendio), ora vede ridotto il valore dell’immobile acquistabile di quasi 19 000 €, pur mantenendo invariate sia lo stipendio sia la rata. L’elemento che ha modificato la scena è il tasso di interesse, la cui crescita ha eroso il potere d’acquisto in modo quasi invisibile, similmente al fenomeno della shrinkflation nei supermercati.
Il calcolo reale: 19 000 € di potere d’acquisto svaniti tra gennaio 2025 e ottobre 2026
Prendiamo come esempio una tipica famiglia italiana. Con un mutuo a tasso fisso di 30 anni che copre l’80 % del valore di un immobile “brown” (classe energetica medio-bassa), la media dei tre migliori tassi fissi a gennaio 2025 era del 2,58 %. Con una rata di 639 € si poteva finanziare 160 000 € e, aggiungendo il 20 % di capitale proprio, acquistare una casa dal valore di circa 200 000 €. Ottobre 2026, invece, il tasso medio è salito al 3,35 %. Con la stessa rata la banca finanzia ora 145 000 €, limitando il prezzo di acquisto a 181 359 €. La differenza è di 18 641 €, pari al 9,3 % del valore iniziale.
Perché un decimale di tasso pesa così tanto sul mutuo trentennale
Un aumento di 0,77 punti percentuali sembra poco, ma su un finanziamento di 30 anni l’effetto è moltiplicato. Passare dal 2,58 % al 3,35 % comporta un incremento quasi del 30 % del costo del denaro. Se una famiglia decidesse comunque di comprare l’immobile da 200 000 €, la rata salirebbe a 705 €, cioè 66 € in più al mese, per un costo aggiuntivo di circa 23 700 € nell’intera durata del mutuo. Per mantenere la soglia del 30 % di reddito, lo stipendio netto dovrebbe aumentare a circa 2 350 €, un balzo di 220 € mensili, difficilmente garantito dal mercato del lavoro.
Fisso o variabile? Analisi dei costi e delle prospettive future
Nel 2026 il 85 % delle richieste di mutuo riguarda il tasso fisso, ma la quota è scesa dal 95 % dell’anno precedente, perché il tasso variabile appare più allettante quando il fisso sale. Tuttavia, le previsioni della Banca Centrale Europea indicano possibili nuovi rialzi entro la primavera, il che potrebbe portare il variabile al livello attuale del fisso. La decisione non dipende solo dal tasso odierno, ma dalla capacità della famiglia di assorbire eventuali aumenti: il variabile conviene a chi ha margini ampi, mentre il fisso garantisce stabilità a chi preferisce certezza nelle spese mensili.
Cosa fare subito per salvaguardare il budget familiare
Chi intende acquistare ora dovrebbe adottare tre mosse pratiche. Prima, richiedere alla banca una delibera preliminare o una simulazione scritta del mutuo, per conoscere esattamente l’importo finanziabile. Secondo, inserire nel compromesso di acquisto una clausola sospensiva che renda l’operazione dipendente dall’ottenimento del mutuo alle condizioni preventivamente concordate. Infine, valutare la possibilità di una surroga entro i primi anni, sfruttando il diritto previsto dall’art. 120-quater del d.lgs. 385/1993, per trasferire il mutuo a un’altra banca qualora le condizioni di mercato migliorassero.
Il ruolo delle banche e le prospettive di mercato
Finora gli istituti di credito hanno attenuato l’impatto dei rialzi applicando spread molto bassi, talvolta negativi, per non perdere clienti. Questa strategia, però, non è sostenibile a lungo termine: se gli indici di riferimento (IRS) continuassero a salire, le banche dovranno rialzare i propri tassi, trasferendo il costo aggiuntivo ai mutuatari. Già nel secondo trimestre del 2026 le compravendite immobiliari hanno mostrato un rallentamento, con un incremento di sole 0,1 % rispetto al trimestre precedente, e le previsioni indicano un ulteriore freno nell’ultimo trimestre, alimentato da incertezza economica e aspettative di inflazione.



