La Banca centrale europea ha lasciato i tassi di riferimento invariati durante la riunione di ottobre, mantenendo il tasso sui depositi al 2,50%, il tasso di rifinanziamento principale al 2,65% e il tasso marginale al 2,90%, decisione che è stata comunicata subito dopo le dimissioni di Christine Lagarde. Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2026.
La scelta ha avuto luogo a Francoforte e ha avuto ricadute immediate sui mercati del credito e sui portafogli delle famiglie, perché l’inflazione nell’area euro si era attestata al 3,8% a settembre e resta distante dall’obiettivo del 2%. La Banca ha motivato la pausa con la persistenza di incertezze macroeconomiche e con l’impatto delle tensioni energetiche legate a conflitti internazionali, mantenendo però aperta la possibilità di un nuovo intervento in dicembre.
Decisione della BCE e scenario per dicembre
Durante la riunione di ottobre il Consiglio direttivo ha valutato l’ipotesi di un nuovo inasprimento ma ha optato per la cautela, ritenendo stabile la dinamica dell’inflazione di fondo. Sul tavolo è rimasto il rischio di un rialzo a dicembre: le stime di mercato collocano la probabilità di un nuovo aumento al 2,75% intorno all’80%, cifra che gli operatori usano per valutare le prossime mosse della politica monetaria.
Andamento degli indici di mercato: Euribor e IRS
L’operatività sul mercato interbancario riflette la decisione della BCE ma continua a essere guidata dalle aspettative future. L’Euribor a tre mesi si è attestato vicino al valore del tasso di rifinanziamento principale, influenzando direttamente le rate dei mutui variabili; gli swap a lungo termine, misurati dall’IRS, hanno mostrato segnali di alleggerimento con l’IRS a 30 anni che è sceso a 3,33% e l’IRS a 20 anni che ha registrato livelli inferiori rispetto a settembre.
Impatto sui mutui a tasso variabile
Per i mutui indicizzati all’Euribor, la pausa sui tassi ufficiali ha dato una tregua immediata: le rate non subiranno un aumento automatico legato ai tassi BCE, ma restano esposte alla volatilità dell’Euribor che può muoversi anche in assenza di cambiamenti formali dei tassi della Banca centrale. Le banche continueranno a ricalcolare le rate secondo le scadenze contrattuali, utilizzando la media o il valore puntuale dell’Euribor previsto nelle condizioni, oltre allo spread concordato.
Un esempio pratico citato nel confronto di scenario mostrava che con un valore dell’Euribor intorno al 2,65% un mutuo variabile può offrire una rata iniziale più bassa rispetto al fisso, ma rischia di aumentare sensibilmente se le attese di stretta monetaria si materializzassero.
Impatto sui mutui a tasso fisso e opportunità di mercato
I mutui a tasso fisso si basano sui livelli dell’IRS più lo spread bancario e, con l’IRS a 30 anni a 3,33%, le banche hanno margini per proporre condizioni più competitive se lo spread rimane stabile o diminuisce. Nel mercato attuale i nuovi mutui fissi vengono offerti indicativamente tra il 2,60% e il 2,80% di tasso base, cui si aggiunge lo spread applicato dall’istituto di credito.
Un esempio pratico mostrava che un TAN del 3,80% su un mutuo di 100.000 euro a 30 anni produce una rata di circa 466 euro, mentre una riduzione del TAN a 3,63% porterebbe la rata a circa 447 euro, con un risparmio mensile di 19 euro che nel lungo periodo può superare i 6.000 euro.
Misure bancarie di flessibilità e rischi legati all’energia
Di fronte all’incertezza molte banche hanno ampliato le soluzioni di flessibilità creditizia, offrendo sospensioni temporanee dei pagamenti, allungamenti della durata e possibilità di rinegoziazione dello spread. Queste opzioni mirano a sostenere le famiglie che hanno mutui stipulati in anni recenti e oggi affrontano tassi di mercato più elevati.
La Banca ha indicato che la principale fonte di rischio per l’inflazione rimangono i prezzi dell’energia: aumenti inattesi del gas e del petrolio possono trasferirsi rapidamente sul paniere dei consumatori e spingere la BCE a rivedere la politica monetaria.
Chi valuta una scelta tra fisso e variabile dovrà monitorare le date di revisione contrattuale, lo spread applicato e l’andamento dell’Euribor e dell’IRS; la decisione finale della Banca centrale in dicembre determinerà la traiettoria dei tassi e le condizioni offerte sul mercato dei mutui.



