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29 Ottobre 2026

Quanto cresceranno le rate dei mutui variabili entro il 2027

Una panoramica sulle possibili impennate delle rate dei mutui variabili: numeri, scenari dei futures e profilo delle richieste di finanziamento in Italia.

Quanto cresceranno le rate dei mutui variabili entro il 2027

Negli ultimi mesi si è registrata una progressiva crescita della rata media per un mutuo variabile standard con importo di 126.000 euro e durata di 25 anni. Questo articolo ricostruisce i livelli raggiunti, le previsioni del mercato sui prossimi mesi e le caratteristiche delle richieste di mutuo nel periodo più recente, spiegando in termini semplici cosa significano indicatori come Euribor, futures e Loan to Value.

Da inizio anno la rata di riferimento è passata da 578 euro a 619 euro per il profilo preso in esame, con un incremento già concreto nel bilancio delle famiglie. Guardando alle dinamiche dei mercati, le previsioni degli strumenti finanziari indicano ulteriori aumenti che potrebbero portare la rata intorno a 635 euro entro la fine dell’anno e avvicinarla a 670 euro nel secondo semestre del 2027.

Andamento dell’indice Euribor e riflessi sulle rate

Il Euribor è l’indice di riferimento per i contratti a tasso variabile e tende spesso a muoversi prima delle decisioni della Banca centrale. Il comportamento di questo parametro incide direttamente sul tasso nominale annuo (TAN) applicato alle rate. Le quotazioni dei futures sull’Euribor riflettono le attese del mercato: se i futures prezzano un aumento, le rate variabili si adegueranno di conseguenza, anche in assenza di una variazione immediata del tasso ufficiale della Banca centrale.

Numeri e proiezioni

Le simulazioni su un mutuo di 126.000 euro a 25 anni mostrano che, partendo da una rata di 578 euro a gennaio, si è arrivati a 619 euro ad ottobre. Le proiezioni basate sui futures indicano un possibile valore dell’Euribor a 3 mesi intorno al 2,86% entro fine anno, che porterebbe la rata a circa 635 euro. Per il 2027 il mercato sconta una ulteriore crescita dell’indice sopra il 3,30% nel secondo semestre, con una rata che potrebbe sfiorare i 670 euro, pari a quasi 960 euro in più su base annua rispetto alla situazione di partenza se le previsioni si dovessero avverare.

Comportamento della domanda di mutuo in Italia nei primi nove mesi

Nel periodo considerato è emerso un lieve aumento dell’importo medio richiesto: +1,4% rispetto all’anno precedente, con una media di 139.644 euro. Il piano di restituzione medio resta stabile a 25 anni, mentre il Loan to Value medio si attesta sul 74%, a indicare che i mutuatari, in media, richiedono finanziamenti per una quota significativa del valore dell’immobile.

L’età media dei richiedenti è diminuita: si è passati da quasi 40 anni e mezzo a poco più di 39 anni, e per le richieste relative alla prima casa l’età media si è ridotta a 37 anni. Un altro cambiamento significativo riguarda le surroghe, ovvero le operazioni di portabilità del mutuo verso un’altra banca: la loro incidenza è scesa dal 25% al 18% delle richieste, segnale di una minore mobilità creditizia rispetto a prima.

Preferenze tra fisso e variabile

Il tasso fisso continua a essere la scelta predominante tra i richiedenti, rappresentando il 94% delle opzioni scelte. Tuttavia, la quota di chi opta per il variabile è salita dal 2% al 6% rispetto all’anno precedente, spinta da condizioni molto favorevoli nella prima parte dell’anno. Questa crescita del variabile, pur modesta in termini percentuali, rende più sensibile una parte degli utenti alle oscillazioni dell’Euribor.

Attualmente le offerte più competitive sul mercato, per il profilo di mutuo citato, mostrano tassi variabili con un TAN iniziale intorno al 2,83% e una rata di circa 586 euro, mentre le migliori soluzioni a tasso fisso partono da un TAN di 3,19% e una rata di 610 euro. La differenza tra le due opzioni è quindi contenuta, ma soggetta a possibili peggioramenti per il variabile nel caso i tassi continuino a salire.

Impatto pratico sulle finanze delle famiglie

Per chi ha un mutuo variabile standard, l’aumento registrato da gennaio fino ad oggi si traduce in un maggior esborso già sostenuto e in prospettiva di ulteriori spese se i tassi si confermassero in rialzo. L’incremento stimato nei prossimi dodici mesi, qualora le attese dei mercati si realizzassero, potrebbe comportare un aggravio significativo sul budget familiare, con centinaia di euro in più all’anno per ogni nucleo con un mutuo medio.

In questo contesto è importante che i mutuatari monitorino le condizioni offerte, valutino la propria esposizione al rischio da tasso e considerino alternative come la conversione a tasso fisso qualora la propria capacità di sostenere aumenti sia limitata. Il confronto tra offerte rimane cruciale: anche piccoli differenziali di TAN o di spread possono tradursi in risparmi o costi rilevanti sul lungo periodo.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.