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31 Ottobre 2026

Tassi fermi alla BCE: impatto su mutui a tasso fisso e variabile

Scopri se il tasso fisso o quello variabile è più vantaggioso dopo la decisione della BCE

Tassi fermi alla BCE: impatto su mutui a tasso fisso e variabile

Nel corso dell’ultima riunione di ottobre, la BCE ha confermato i tre tassi di riferimento: il tasso sui depositi al 2,50%, quello di rifinanziamento principale al 2,65% e il tasso marginale al 2,90%. La scelta di non alzare ulteriormente gli interessi segue un rialzo di 0,25 punti percentuali avvenuto a settembre, dettato dall’aumento dell’inflazione legato soprattutto ai prezzi dell’energia.

Questa decisione ha conseguenze immediate sui mercati del credito, in particolare su mutui a tasso fisso e variabile. L’Euribor a tre mesi si mantiene intorno al 2,65%, mentre gli swap a 20 e 30 anni (IRS) hanno registrato un lieve calo rispetto a settembre, scendendo rispettivamente a 3,50% e 3,33%.

Decisione della BCE e andamento dei tassi di riferimento

Il tasso di riferimento rappresenta il costo del denaro per le banche centrali ed è la base su cui si costruiscono i prezzi dei prestiti a livello europeo. Il mantenimento invariato dei tassi suggerisce che la BCE valuti ancora necessario contenere l’inflazione, che a settembre si attestava al 3,8%, ben al di sopra del target del 2%.

Nel frattempo, l’Euribor a tre mesi è rimasto stabile al 2,65%, un dato che influenza direttamente i mutui a tasso variabile. Parallelamente, l’IRS a 30 anni ha perso 0,17 punti percentuali, una diminuzione che, se le banche decidessero di ridurre gli spread, potrebbe tradursi in offerte più competitive per i nuovi mutui a tasso fisso.

Come la variazione dell’IRS influenza i mutui a tasso fisso

Il mutuo a tasso fisso si basa sull’IRS più lo spread applicato dall’istituto di credito, formando il TAN (tasso annuo nominale). Con l’IRS a 30 anni ora a 3,33%, le banche hanno la possibilità di proporre condizioni più vantaggiose, a patto che gli spread rimangano invariati o diminuiscano.

È importante ricordare che l’IRS è guidato dalle aspettative di lungo periodo sul mercato e non dalle decisioni mensili della BCE. Pertanto, un calo temporaneo può invertire se le previsioni di inflazione si deteriorano o se i rendimenti dei titoli di Stato, in particolare i Bund tedeschi, dovessero risalire.

Esempio pratico di risparmio con tasso fisso

Per un mutuo di 100.000 €, a 30 anni, un TAN del 3,80% (tipico oggi) genera una rata di circa 466 €. Se lo spread si riduce e il nuovo TAN scende al 3,63% (IRS più 0,30% di spread), la rata scenderebbe a circa 447 €, con un risparmio mensile di 19 € che, nel tempo, può superare 6 000 €.

Rischi e opportunità dei mutui a tasso variabile

I mutui a tasso variabile sono indicizzati all’Euribor. Con il valore attuale intorno al 2,65%, la rata iniziale risulta più bassa rispetto al fisso: un esempio con TAN 2,95% produce una rata di circa 418 € per un finanziamento di 100.000 € a 30 anni.

Il punto critico è la possibile volatilità. Un rialzo futuro dell’Euribor, derivante da nuove decisioni della BCE o da shock esterni (es. rialzi dei prezzi dell’energia), incrementerebbe la rata in proporzione al capitale residuo. Chi ha un reddito stabile e un margine di sicurezza può accettare questo rischio per godere di una rata più contenuta al momento della stipula.

Scenario di ulteriore aumento della BCE

Se nei prossimi mesi la BCE dovesse decidere un nuovo rialzo, il vantaggio del tasso variabile si ridurrebbe rapidamente. Una crescita di un punto percentuale dell’Euribor potrebbe tradursi in un aumento mensile di circa 30 € sulla stessa ipotesi di capitale residuo, erodendo il risparmio iniziale.

Per i mutuatari più cauti, il tasso fisso resta la scelta più prudente, garantendo una rata costante anche in un contesto di inflazione elevata. Chi, invece, è pronto a gestire eventuali fluttuazioni, può preferire il variabile per beneficiare di una rata più bassa fin dall’inizio.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.