Ad Ankara, la capitale turca, si sta svolgendo un vertice che potrebbe ridefinire il futuro della Nato. Dal 7 al 8 luglio 2026, i leader dei 32 Paesi membri dell’Alleanza si riuniranno per affrontare temi cruciali come gli investimenti nella difesa, lo sviluppo dell’industria militare e il sostegno all’Ucraina.
Il clima è teso, non solo per le questioni in agenda, ma anche per le minacce sempre più concrete di Donald Trump sul ruolo degli Stati Uniti nella sicurezza europea. Le incertezze che arrivano da Washington, come il previsto ritiro delle truppe statunitensi dalla Germania, hanno acceso il dibattito sulla ripartizione degli oneri di difesa tra i membri europei dell’Alleanza.
Investimenti nella difesa e sviluppo industriale
Uno dei temi principali del vertice è rappresentato dagli investimenti nella difesa. Non si tratta solo di fare il bilancio di quanto è stato fatto nell’ultimo anno, ma anche di pianificare lo sviluppo delle capacità future. Gli alleati hanno raggiunto l’obiettivo del 2% del PIL destinato alla difesa, e molti hanno fatto passi concreti verso il nuovo target del 3,5%.
Un altro punto cruciale riguarda lo sviluppo dell’industria della difesa, con l’obiettivo di produrre armi, veicoli e nuove tecnologie in modo rapido e su larga scala. Questo tema è direttamente connesso al sostegno all’Ucraina, riconosciuto dalla Nato come indissolubilmente legato alla sicurezza dell’intero continente.
La mina vagante Trump e il paradosso turco
In questo scenario ben definito, però, entra in gioco una grossa mina vagante: il presidente statunitense Donald Trump. La guerra in Iran ha rivelato un punto di rottura tra le due sponde dell’Atlantico. Washington si aspettava un sostegno attraverso la messa a disposizione delle basi aeree nei Paesi europei, ma la reazione fredda degli alleati ha dimostrato che sono lontani i tempi in cui l’allineamento con gli Stati Uniti era pressoché assoluto.
Il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ha definito vergognoso il rifiuto della maggioranza degli alleati europei di concedere l’accesso alle basi e ha annunciato una revisione di sei mesi della presenza militare statunitense in Europa. Questo scenario potrebbe portare a un ritiro rapido e non concordato degli Stati Uniti, lasciando la sicurezza del continente esposta in settori cruciali.
Tutte queste discussioni si terranno all’interno della cornice di Ankara, la capitale di un membro Nato che è esso stesso una sorta di paradosso all’interno dell’Alleanza. La Turchia è uno dei Paesi più importanti dal punto di vista militare, essenziale dal punto di vista geografico e strategico a livello regionale. Allo stesso tempo, sono molti i temi su cui gli alleati devono chiudere un occhio, come la politica interna autoritaria del presidente Recep Tayyip Erdoğan e la politica estera indipendente.
Il ruolo dell’Italia e gli altri temi caldi
L’Italia, con una spesa per la difesa del 2,01% del PIL nel 2026, si colloca sopra la soglia minima concordata nel 2014. Questo dato rappresenta un salto notevole rispetto agli anni precedenti, anche se il posizionamento italiano resta lontano dalla vetta della classifica Nato, guidata dalla Polonia con il 4,30% del PIL destinato alla difesa.
Oltre ai temi legati alla difesa, il vertice di Ankara toccherà anche altri argomenti caldi, come il futuro giudiziario e politico di Marine Le Pen in Francia e il processo all’eurodeputato franco-palestinese Rima Hassan, accusata di apologia del terrorismo.
Tra investimenti nella difesa, tensioni con gli Stati Uniti e il paradosso turco, i leader dei 32 Paesi membri avranno l’opportunità di tracciare una nuova strada per l’Alleanza Atlantica.


