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9 Agosto 2026

Transizione energetica in Italia: il nodo delle rinnovabili e i ritardi burocratici

Scopri come la burocrazia sta frenando gli investimenti nelle energie rinnovabili in Italia, con 50 miliardi di euro bloccati e obiettivi di decarbonizzazione a rischio.

Transizione energetica in Italia: il nodo delle rinnovabili e i ritardi burocratici

L’Italia è in una corsa contro il tempo per raggiungere i suoi obiettivi di transizione energetica. Mentre il paese guarda al futuro con il nucleare, la sfida immediata si gioca sulle energie rinnovabili. Oggi, il 41% della produzione elettrica italiana proviene da fonti rinnovabili, un risultato significativo nel contesto europeo. Tuttavia, per centrare gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) che prevede di superare il 60% entro il 2030, è necessario un’accelerazione sostanziale.

Il piano nazionale stabilisce di raggiungere circa 131 GW di capacità rinnovabile installata entro fine decennio, un incremento di 48 GW rispetto agli attuali livelli. Per farlo, sono necessari investimenti per oltre 50 miliardi di euro da qui al 2030, con più di 10 miliardi l’anno. Questi capitali privati sono pronti a essere investiti, ma si scontrano con i blocchi delle amministrazioni pubbliche.

Le criticità burocratiche

Il principale ostacolo alla crescita delle rinnovabili in Italia è la burocrazia. Il sistema autorizzativo è un labirinto in cui si sovrappongono competenze di ministeri, regioni, Comuni e soprintendenze, con procedure diverse a seconda del territorio. Non si tratta solo di lentezza, ma di incertezza: per un investitore è impossibile prevedere tempi ed esiti.

Secondo i dati di Terna più della metà delle regioni italiane (12) sono in ritardo sulla capacità rinnovabile da realizzare. Le regioni più in difficoltà sono Sardegna (-461 MW), Calabria (-383 MW) e Toscana (-225 MW). Tra le più virtuose ci sono Lazio (+1.315 MW), Lombardia (+738 MW) e Piemonte (+419 MW).

I contenziosi interni

I contenziosi nascono anche all’interno dell’esecutivo. Il ministro della Cultura boccia il 90% dei progetti eolici e l’80% di quelli solari per salvaguardare il paesaggio. Per contrastare vincoli e lungaggini, il ministero dell’Ambiente si rivolge quasi quotidianamente alla presidenza del Consiglio, ma il risultato finale è quello di ingolfare ancor di più la macchina amministrativa.

Le resistenze locali

Gli impianti delle rinnovabili vengono percepiti come una trasformazione radicale del territorio e incontrano forti resistenze nelle giunte locali. L’ultimo caso riguarda la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che ha scritto una lettera alla premier Giorgia Meloni chiedendole di stoppare un parco eolico «per salvare l’integrità e la bellezza della terra natia di San Francesco».

A livello politico, il paradosso è evidente. Il centrosinistra esalta le rinnovabili e guarda al modello spagnolo, ma quando si scende nelle realtà locali l’atteggiamento cambia. In Sardegna, centinaia di richieste restano ferme, visto che la legge della presidente Alessandra Todde individua aree idonee pari all’1% della superficie regionale. Per Legambiente, la Sardegna potrebbe arrivare all’appuntamento con la transizione energetica con 25 anni di ritardo.

Anche la Toscana sconta forti ritardi. Qui l’immobilismo è da record, tanto che il governatore Eugenio Giani è corso ai ripari con un provvedimento per snellire l’iter.

Il conflitto con l’agricoltura

La partita si gioca pure sul suolo agricolo. L’espansione del fotovoltaico ha aperto un conflitto con le associazioni di categoria che temono di dover sacrificare i campi da coltivare. E così, su suggerimento di Coldiretti, il decreto Agricoltura del 2026 ha introdotto forti limitazioni al fotovoltaico sui terreni agricoli.

Una sindrome Nimby trasversale attraversa l’intero panorama politico, lasciando la decarbonizzazione sospesa tra ambizioni e ostacoli.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.