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26 Giugno 2026

Svalutazioni dei crediti e outlook sul rischio: impatti fiscali e settoriali

Novità sui criteri di deducibilità delle svalutazioni dei crediti dopo la risoluzione dell'Agenzia delle Entrate e aggiornamenti sul peggioramento della probabilità di default delle imprese, con attenzione ai settori energetici e alle mosse ribassiste contro le assicurazioni che investono in private credit.

Svalutazioni dei crediti e outlook sul rischio: impatti fiscali e settoriali

Negli ultimi aggiornamenti finanziari e normativi emergono due temi che influenzano direttamente la gestione del credito: le regole fiscali per la deducibilità delle svalutazioni su crediti e le tendenze del mercato che segnalano un aumento del rischio per le imprese italiane. Queste dinamiche, insieme ad alcune strategie di mercato rivolte alle compagnie assicurative, disegnano un panorama in cui prudenza contabile e analisi settoriale diventano fondamentali.

Da un lato, un chiarimento dell’amministrazione fiscale precisa modalità contabili e fiscali; dall’altro, le proiezioni sul ciclo del credito mostrano una ripresa del rischio dopo due anni di miglioramento. Parallelamente, investitori istituzionali e gestori stanno rivedendo le proprie esposizioni verso il private credit e le controparti che lo sostengono.

Chiarimenti sull’assunzione delle svalutazioni: il trattamento al netto delle rivalutazioni

Una recente risoluzione dell’ente tributario nazionale ha specificato che le svalutazioni derivanti dal modello a copertura delle perdite attese per i crediti classificati nei primi due stadi di rischio devono essere considerate al netto delle rivalutazioni contabilizzate nello stesso esercizio. Si tratta di un’indicazione operativa rilevante per le imprese e per gli intermediari finanziari che applicano il principio IFRS 9, perché influisce su come vengono determinati gli importi deducibili ai fini fiscali.

In pratica, le rettifiche a fondo per perdite attese ammesse in deduzione nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2026 e nei tre anni successivi devono essere iscritte in bilancio e considerate, ai fini fiscali, solo dopo aver scomputato eventuali rivalutazioni rilevate nello stesso periodo. Questo approccio evita che rivalutazioni e svalutazioni si sommino per creare benefici fiscali sovrastimati e impone una lettura sincronizzata della contabilità e della normativa fiscale.

Prospettive del rischio di credito delle imprese italiane e impatti settoriali

Le previsioni sull’andamento della probabilità di default (PD) mostrano un’inversione rispetto al trend migliorativo degli ultimi due anni. Nel quadro base, la PD media delle imprese passa da una quota inferiore a quella attesa nel periodo successivo, segnalando un aumento del rischio aggregato anche se non necessariamente sistemico. Tensioni geopolitiche, shock energetici e condizioni finanziarie più restrittive sono i fattori che guidano questo deterioramento.

Settori più esposti e variazioni attese

I settori che registrano i maggiori peggioramenti sono quelli più sensibili ai costi energetici e alla domanda esterna: tra questi figurano ChimicaCarta e stampa e Trasporti. Le stime indicano incrementi significativi della PD in questi comparti, con valori attesi che superano le tensioni medie del sistema produttivo. Al contrario, alcuni ambiti come il farmaceutico e l’ICT mostrano resilienti capacità di assorbire gli shock, grazie a domanda stabile e investimenti in digitalizzazione.

La maggiore concentrazione di imprese manifatturiere nelle regioni settentrionali rende tale area geografica più vulnerabile alle ripercussioni di un aumento dei costi di produzione e alla contrazione della domanda internazionale. Inoltre, le imprese di minori dimensioni sono attese subire un peggioramento più marcato della PD a causa di limiti nell’accesso al credito e minore capacità di resistere agli shock.

Segnali dal mercato: esposizioni assicurative e scommesse ribassiste

Nel mercato dei capitali alcuni gestori hanno riallineato le proprie strategie guardando alle esposizioni indirette: anziché puntare direttamente sul private credit si prendono posizioni contro la stabilità finanziaria delle controparti che maggiormente investono in quel segmento, cioè le compagnie assicurative. L’uso di strumenti come i credit default swap (CDS) per prendere posizioni ribassiste contro gruppi assicurativi riflette la preoccupazione per un potenziale amplificarsi delle perdite in caso di deterioramento del credito privato.

I dati sui notional dei CDS e l’aumento dei costi di protezione su specifici gruppi assicurativi mostrano una maggiore attenzione del mercato al rischio collegato all’esposizione istituzionale sul credito privato. Questo fenomeno sottolinea come evoluzioni normative, condizioni macroeconomiche e decisioni degli investitori istituzionali siano interconnesse e possano creare effetti di retroazione sul mercato del credito e sulla stabilità finanziaria.

Complessivamente, l’accoppiata tra il chiarimento fiscale sulla deducibilità delle svalutazioni e il mutato contesto di rischio richiede una lettura più approfondita da parte di direttori finanziari, risk manager e investitori istituzionali: la gestione del credito oggi implica coordinare contabilità, normativa fiscale e valutazione degli scenari macro-finanziari per identificare esposizioni vulnerabili e adeguare le politiche di copertura e provisionamento.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.