Mercoledì il mercato delle criptovalute ha subito una forte pressione di vendita, con il Bitcoin che è sceso dell’1,7%, attestandosi intorno agli 84.100 $, e Ethereum in calo del 3,5%. Parallelamente, gli operatori con posizioni a leverage sono tornati in massa, provocando la chiusura forzata di contratti long per un valore di 403,58 milioni di dollari in soli 60 minuti.
Questa ondata di liquidazioni ha generato liquidazioni short per un totale di 1,23 miliardi di dollari in un’ora, alimentando timori simili a quelli scaturiti durante il crollo del 10 ottobre 2025. Tuttavia, l’analisi dei dati attuali mostra differenze sostanziali, soprattutto per quanto riguarda la pressione della leva e i costi di finanziamento.
Dati di liquidazione e impatto immediato su Bitcoin ed Ethereum
Le cifre di open interest (OI) hanno confermato una crescita del 4% nell’ultima settimana, raggiungendo 650.480 BTC secondo le statistiche di CoinGlass. Prima del crollo del 10-10, l’OI era cresciuto del 4,1% in cinque giorni, indicando un pattern di accumulo simile. In termini percentuali, l’OI di Bitcoin rappresenta il 3,2% del valore di mercato, poco al di sotto del 3,7% registrato prima del disastro, mentre la percentuale per Ethereum è al 10,4%, quasi pari all’11,3% pre-crisi.
Il ruolo della leva in termini di monete versus dollari
Dal 10 ottobre 2025, la quota di OI di Bitcoin in dollari è diminuita del 38,6%, ma solo del 12,7% in termini di monete. Questa discrepanza è dovuta al ribasso del prezzo del Bitcoin, che ha ridotto il valore nominale delle posizioni aperte. In sostanza, il mercato mantiene quasi la stessa quantità di leva rispetto alla sua dimensione complessiva rispetto a quella pre-crisi.
Confronto con il crollo del 10 ottobre 2025
Il 10-10 è stato caratterizzato da un crollo guidato dalla leva, con quasi 17 miliardi di dollari in posizioni long liquidate. L’accumulo di OI prima di quel giorno era alimentato da denaro preso in prestito anziché da acquisti reali. Oggi si osserva una dinamica simile: la leva sta nuovamente crescendo, ma il contesto economico è diverso perché i costi di finanziamento sono notevolmente inferiori.
Funding rate: una svolta rispetto al passato
Il funding rate indicatore della pressione sui long, era superiore all’8% su base annua in 18 delle 32 giornate di scambio prima del 10-10. Questa settimana, la soglia è stata superata solo una volta su 28, con tre occasioni in cui il tasso è diventato negativo. Su Deribit, il tasso giornaliero di Bitcoin era del 26,9% pre-crisi, contro un modesto 7,1% attuale. Questi dati mostrano che i trader long ora pagano molto meno, riducendo il rischio di un nuovo cascata simile a quella di ottobre.
Altri fattori di decompressione del mercato
Un elemento chiave è la drammatica riduzione del token USDe di Ethena, ancorato al dollaro e supportato da posizioni derivati coperte. Il valore di USDe è sceso del 66%, arrivando a 4,99 miliardi di dollari, segno di un più ampio processo di deleveraging iniziato a ottobre. Questa perdita di capitale di supporto riduce ulteriormente la capacità degli operatori di mantenere posizioni levitate, contribuendo a un ambiente meno incline a rapide escalation di liquidazione.



