Le forze dell’ordine hanno scoperto a Napoli una delle più consistenti truffe legate al Superbonus 110%. Un’indagine della Guardia di Finanza, avviata su richiesta della Procura della Repubblica, ha portato al sequestro preventivo di crediti d’imposta per un valore complessivo di 152.959.525,45 euro. I crediti erano stati generati fra il 2021 e il 2024 mediante false attestazioni di lavori edilizi mai realizzati o solo parzialmente eseguiti, ma presentati come completati per fruire della detrazione fiscale.
Come è stata gestita la frode edilizia
Le indagini hanno mappato ben 64 cantieri, tutti legati a due società riconducibili a uno stesso centro di interessi. Analizzando la documentazione tecnica, gli investigatori hanno constatato che gran parte degli interventi dichiarati non era mai avvenuta, oppure era rimasta incompleta la realizzazione. Nonostante ciò, i crediti venivano inseriti nel circuito di cessione previsto dal Superbonus e successivamente venduti a soggetti in tutta Italia, assumendo così una parvenza di legittimità. Il sequestro, disposto dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, intende impedire ulteriori trasferimenti, compensazioni o monetizzazioni di quei crediti, tutelando l’Erario da ulteriori danni.
Il dibattito sul deficit e le criticità del Superbonus
Il caso napoletano riapre il dibattito sulla sostenibilità dell’intera misura. I crediti accumulati dal Superbonus hanno segnato nel 2025 un valore pari a 38,9 miliardi di euro, circa l’1,7% del PIL, e sono stati accusati da alcune forze politiche di mantenere alto il deficit pubblico, attestato al 3,1%. Tuttavia, studi dell’Ufficio parlamentare di bilancio e dell’Osservatorio della Cattolica mostrano che, nel biennio post-Covid, il bonus ha contribuito al rialzo del PIL di oltre un punto percentuale annuo, grazie soprattutto al rilancio del settore edilizio e al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici. La difficoltà, secondo gli esperti, non risiede nell’idea di fondo, ma nella modalità di attuazione: l’assenza di limiti di reddito per le villette, la copertura totale dei costi senza soglie di ISEE per lunghi periodi e la mancanza di una graduatoria decrescente hanno favorito un’esplosione dei costi.
Le nuove direttive UE: bonus casa 2026
Nel frattempo, l’Unione Europea ha introdotto, con la Direttiva EPBD (maggio 2024) e il Net-Zero Industry Act (articolo 28, dicembre 2025), nuove regole per gli incentivi energetici. Non si tratta di un nuovo bonus con aliquota fissa, ma di criteri di ammissibilità più stringenti. Gli stati membri devono privilegiare tecnologie a zero emissioni nette – come impianti fotovoltaicipompe di calore e sistemi di accumulo – valutando anche la provenienza dei componenti per ridurre la dipendenza da catene di approvvigionamento esterne. L’accesso all’incentivo può essere subordinato al rispetto di standard di efficienza, con un possibile bonus aggiuntivo per le soluzioni più sostenibili.
Queste novità mirano a orientare i finanziamenti verso gli edifici più energeticamente inefficienti (classi F e G) e a collegare in modo più diretto il denaro pubblico agli obiettivi di riduzione dei consumi. L’Italia, ancora in ritardo nella trasposizione della Direttiva Case Green e nella definizione del Piano nazionale di ristrutturazione, rischia di perdere i 14 miliardi di flessibilità energetica richiesti da Bruxelles. La sfida sarà quindi trasformare la lezione della frode napoletana in un’opportunità per riformare il sistema di crediti d’imposta, evitando nuove manipolazioni e garantendo al tempo stesso un reale avanzamento verso la decarbonizzazione del patrimonio edilizio.



