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26 Settembre 2026

Credito d’imposta sul carburante: sollievo per la pesca italiana

Il decreto istituisce un credito d'imposta del 20% per l'acquisto di gasolio e benzina destinato alle imprese ittiche; è un aiuto concreto ma le associazioni e gli armatori sottolineano che non basta.

Credito d'imposta sul carburante: sollievo per la pesca italiana

Il Governo ha formalizzato un intervento diretto per le imprese della pesca: con un decreto del Ministero competente è stata definita la procedura per riconoscere un credito d’imposta sui costi del carburante utilizzato dalle imbarcazioni. La misura prevede la possibilità per le aziende ittiche di compensare parte della spesa per gasolio e benzina tramite un beneficio fiscale, calcolato in misura percentuale rispetto alla spesa sostenuta.

La misura arriva in un contesto di forti aumenti del prezzo del carburante che hanno messo sotto pressione la sostenibilità economica delle attività di pesca professionale. Pur essendo valutata come un primo riconoscimento concreto, la novità non elimina le preoccupazioni di armatori, cooperative e amministrazioni locali, che sollecitano ulteriori interventi e un confronto stabile con il Ministero e la Regione.

Entità del sostegno e conseguenze per le imprese

Il provvedimento attribuisce alle imprese ittiche un credito d’imposta pari al 20% della spesa per carburante dichiarata e documentata. Le stime diffuse dalle associazioni di categoria indicano che la platea dei beneficiari potrebbe superare le 1.900 unità con casi locali che vedono decine di imbarcazioni coinvolte nelle cooperative di pesca. In termini pratici, per i costi odierni del carburante la misura rappresenta una riduzione parziale della spesa, ma non una soluzione a valle delle difficoltà economiche.

Per fare un esempio concreto, quando il prezzo del gasolio per le barche si è attestato intorno a 1,30 euro al litro, il 20% di sconto fiscale porta il costo effettivo basso ma non così vicino ai livelli antecedenti alle crisi internazionali, quando si pagava tra 0,55 e 0,60 euro. Questo scarto evidenzia come il credito d’imposta mitighi i costi ma non restituirà automaticamente la redditività precedente alle imprese ittiche.

Impatto sui bilanci e rischi operativi

Secondo le rappresentanze locali, la riduzione percentuale potrebbe non essere sufficiente per evitare ulteriori fermi pesca o proteste. Le imprese a gestione cooperativa, in particolare quelle dei porti più piccoli, si trovano frequentemente con margini ridotti e costi fissi elevati; la variabilità del prezzo del carburante resta il fattore più critico. In questo scenario, anche se il credito aiuta a coprire una parte della spesa, permangono rischi reali per la continuità produttiva e per l’occupazione a bordo delle imbarcazioni.

Reazioni degli armatori, delle cooperative e degli enti locali

Le associazioni che rappresentano i pescatori hanno definito il decreto come un «atto importante» ma hanno simultaneamente richiesto un ampliamento degli interventi. Le cooperative costiere e diversi Comuni lungo la costa hanno sollecitato l’apertura di un tavolo di confronto con il Ministero e la Regione per valutare misure complementari come strumenti di sostegno alla liquidità, limiti di prezzo temporanei o interventi strutturali per ridurre la dipendenza dai costi del carburante.

Negli stessi territori gli armatori hanno manifestato la propria insofferenza con iniziative simboliche: in alcune aree si sono registrate interruzioni temporanee delle attività di pesca, con pescherecci che hanno spento i motori per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla criticità economica. Tali azioni cercano di mettere in evidenza come il caro carburante non sia soltanto una voce di costo ma una minaccia diretta alla sopravvivenza delle imprese del settore.

Richieste precise e numeri sul campo

Le richieste avanzate alle autorità includono l’estensione del beneficio a un numero più ampio di operatori, procedure semplificate per l’accesso al credito d’imposta e il riconoscimento di ulteriori risorse finanziarie per i porti interessati. Sul campo, le cooperative locali segnalano decine di imbarcazioni attive e migliaia di lavoratori indirettamente coinvolti nella filiera, rendendo la posta in gioco rilevante sia dal punto di vista economico che sociale.

Il Ministero ha sottolineato che l’intervento vuole difendere la sovranità alimentare e sostenere la competitività delle produzioni nazionali; resta però aperta la questione della sostenibilità a medio termine e della necessità di politiche energetiche e fiscali più lungimiranti per il comparto.

Tuttavia le organizzazioni di settore e le amministrazioni locali chiedono che questa misura sia il punto di partenza per un confronto istituzionale più ampio, mirato a trovare soluzioni strutturali che riducano l’impatto del prezzo del carburante sulla pesca professionale.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.