L’Unione Europea sta compiendo passi significativi verso una transizione energetica più sostenibile. La riforma del meccanismo Ets e il Piano europeo per l’elettrificazione sono due pilastri fondamentali di una strategia più ampia che mira a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, rafforzare la sicurezza energetica e rilanciare la competitività industriale.
Questi due strumenti, presentati dalla Commissione Europea, rappresentano un passo cruciale per orientare gli investimenti e i consumi verso tecnologie più pulite, generando al contempo le risorse pubbliche necessarie per la transizione energetica.
La riforma del meccanismo Ets: flessibilità e competitività
Il meccanismo Ets, o European Emissions Trading System è uno strumento fondamentale per la decarbonizzazione europea. La sua revisione mira a introdurre le flessibilità necessarie per i settori industriali, dove la decarbonizzazione è particolarmente impegnativa. Tuttavia, è fondamentale che queste modifiche non compromettano l’efficacia del sistema né penalizzino coloro che hanno già investito in processi industriali più puliti.
Una coalizione di dieci Paesi, guidata da Italia e Polonia, ha richiesto una riforma “pragmatica ed equa” per rendere l’Ets uno strumento di politica industriale europea, in grado di coniugare decarbonizzazione, competitività e sicurezza economica. La revisione del sistema di scambio quote dell’Ue è attesa per il 2026 e prevede una “revisione radicale” dei parametri di riferimento con cui si assegnano le quote gratuite per tutelare la competitività dell’industria europea.
Le novità della riforma Ets
La Commissione Ue propone di rallentare dal 2031 la riduzione del tetto alle emissioni nel sistema di scambio delle quote. Il massimale continuerà a diminuire ogni anno, ma a un ritmo meno sostenuto: il fattore lineare di riduzione sarà fissato dal 4,4% attuale al 3,7% tra il 2031 e il 2035, e all’1,7% dal 2036. Una clausola di salvaguardia prevede un riesame il primo gennaio 2033, in particolare su disponibilità e qualità dei crediti internazionali che potranno essere usati dal 2036.
Almeno la metà degli incassi nazionali ottenuti con la vendita delle quote di emissione andrà destinata alla riconversione dei settori che sostengono il costo del sistema europeo della CO2. Le risorse potranno essere usate, tra l’altro, per elettrificazione, reti energetiche, chimica, fertilizzanti, aviazione e trasporto marittimo. Gli Stati manterranno la possibilità di scegliere gli interventi, ma non potranno finanziare investimenti che prolunghino l’uso dei fossili.
Il Piano europeo per l’elettrificazione: obiettivi e misure
Il Piano europeo per l’elettrificazione mira a definire la cornice entro la quale orientare le future misure legislative europee e nazionali, con l’obiettivo di incentivare e sostenere famiglie e imprese nell’adozione di tecnologie elettriche e nell’abbandono dei combustibili fossili.
La Commissione europea proporrà entro fine anno un obiettivo “indicativo” del 46% di elettrificazione del consumo finale di energia per il 2040, che sarà incluso nel quadro energetico successivo al 2030. Tra le misure annunciate, un intervento per ridurre entro il 2030 il divario tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, portando il rapporto a un massimo di 2,5 per le famiglie e di 2 per l’industria.
“Il modo migliore per ridurre la dipendenza dell’Europa dalle energie fossili è alimentare la nostra economia con elettricità proveniente da fonti pulite e prodotte internamente. Oggi proponiamo di rendere l’Europa il primo continente al mondo alimentato dall’elettricità”, ha affermato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen presentando la riforma dell’Ets e il piano Ue per l’elettrificazione.



