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24 Settembre 2026

Prestiti a famiglie e imprese in aumento: +3,4% ad agosto 2026

Il credito in Italia registra un balzo del 3,4% ad agosto, ma i tassi mutui risalgono e quelli aziendali scendono.

Prestiti a famiglie e imprese in aumento: +3,4% ad agosto 2026

Ad agosto 2026 il mercato italiano del credito registra un nuovo slancio: il valore complessivo dei prestiti concessi a famiglie e imprese è aumentato del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di una crescita più marcata rispetto al +3,3% registrato a luglio, confermando la tendenza in rialzo iniziata a marzo 2025 e che ha riportato i volumi di finanziamento ai livelli di ottobre 2022. Per le famiglie è il ventesimo mese consecutivo di incremento, mentre per le imprese è il quattordicesimo, a testimonianza di una domanda di risorse ancora sostenuta nonostante le incertezze macro-economiche, la pressione inflazionistica e le tensioni geopolitiche che continuano a pesare sull’attività creditizia.

Crescita complessiva del credito a famiglie e imprese ad agosto 2026

Il credito complessivo ha raggiunto un tasso medio del 4,19%, leggermente superiore ai 4,17% di luglio. Questo indicatore riassume sia i prestiti storici sia le nuove operazioni, evidenziando che l’aumento di volume non si traduce automaticamente in condizioni più vantaggiose per tutti i clienti. La crescita è accompagnata da una raccolta bancaria annua che ha superato i 2.152 miliardi di euro, con i depositi in crescita dell’1,8% e un incremento del 6% nella raccolta tramite obbligazioni a medio-lungo termine. Tali dati suggeriscono una maggiore fiducia delle famiglie e delle imprese nella capacità delle banche di offrire risorse finanziarie, nonché una solidità crescente del sistema bancario nazionale.

Mutui per l’acquisto della casa: i tassi tornano a salire

Le nuove pratiche di mutuo per l’acquisto di abitazioni registrano un tasso medio del 3,56%, in rialzo rispetto al 3,40% del mese precedente. Questo aumento rende più oneroso il costo del denaro per chi intende acquistare una casa, ponendo il mutuo al centro dell’attenzione dei debitori e dei promotori immobiliari. Tuttavia, la maggior parte dei contratti attivi beneficia di una clausola di tasso fisso: secondo le stime degli esperti del settore, tre mutui su quattro sono a tasso fisso, il che significa che gli intestatari non subiranno variazioni immediate nelle loro rate anche se i tassi di mercato continuassero a salire. Tale fissità rappresenta una forma di tutela importante in un contesto caratterizzato da inflazione incerta e da possibili interventi della Banca centrale europea.

Fissità dei mutui già in essere

Il fissaggio dei tassi garantisce che i consumatori con mutui a tasso fisso mantengano le loro rate stabili, indipendentemente dalle fluttuazioni dei tassi di riferimento. Questo elemento di stabilità è particolarmente rilevante per le famiglie che hanno già avviato la procedura di acquisto e temono un rincaro improvviso delle rate mensili. Inoltre, i mutui a tasso fisso tendono a ridurre il rischio di credito per le banche, poiché i pagamenti rimangono predefiniti per tutta la durata del finanziamento. In un panorama in cui la BCE potrebbe modificare i tassi di interesse per contrastare l’inflazione, la quota elevata di mutui fissi funge da cuscinetto contro eventuali shock monetari.

Finanziamenti alle imprese: il costo medio si riduce

Per le aziende, il quadro è più favorevole: il tasso medio dei nuovi finanziamenti alle imprese si è attestato al 3,66%, in diminuzione rispetto al 3,79% di luglio. Questa riduzione indica un alleggerimento del carico di interesse per le imprese che cercano di finanziare investimenti, rinnovare impianti produttivi o coprire esigenze di capitale circolante. Le condizioni più vantaggiose risultano dall’interazione tra la politica monetaria dell’Eurozona, che ha mantenuto tassi di riferimento relativamente contenuti, e una concorrenza più agguerrita tra le banche nel segmento corporate.

Raccolta bancaria e evoluzione dei crediti deteriorati

Il miglioramento della raccolta bancaria si accompagna a una diminuzione dei crediti deteriorati (NPL). A luglio gli NPL netti sono scesi a 28 miliardi di euro, pari all’1,30% del totale dei crediti, rispetto a 28,6 miliardi a marzo e 29,1 miliardi a dicembre 2025. Questo trend positivo contribuisce a rafforzare la solidità del sistema finanziario italiano, fornendo una base più solida per sostenere la nuova domanda di prestiti sia da parte delle famiglie che delle imprese. La riduzione degli NPL testimonia anche una migliore gestione del rischio da parte delle banche, che riescono a recuperare una quota più ampia dei crediti in sofferenza, migliorando così la loro capacità di erogare ulteriore credito.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.