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6 Ottobre 2026

Credito alle imprese italiane: divergenze tra gruppi e piccole realtà nel 2026

Le grandi aziende ricevono più credito, le PMI lottano e il costo del denaro resta elevato.

Credito alle imprese italiane: divergenze tra gruppi e piccole realtà nel 2026

Nel primo semestre del 2026 il mercato del credito alle imprese italiane mostra una spaccatura netta. Il totale dei prestiti al settore privato, al netto delle società finanziarie, è aumentato del 3,2%, ma la crescita è concentrata quasi esclusivamente nei grandi gruppi. Parallelamente, le piccole e micro imprese (PMI) vedono un decremento del 4,3% nello stesso arco temporale, con un impatto particolarmente marcato nelle regioni meridionali, dove i tassi di interesse raggiungono picchi del 10,6%.

Prestiti alle grandi imprese in rialzo, le PMI in calo

Il crescere dei finanziamenti alle grandi aziende è sostenuto da una maggiore disponibilità di linee bancarie e da una più ampia diversificazione tra strumenti tradizionali e alternativi. Al contrario, le PMI incontrano difficoltà nell’accesso al credito, dovute a criteri di erogazione più restrittivi e a una percezione di rischio più elevata da parte degli istituti. Nonostante il calo, la qualità complessiva del portafoglio migliora: la quota di NPL (crediti deteriorati) scende a 1,28%, rispetto all’1,34% di dicembre 2025, segnale di una migliore gestione del debito da parte delle aziende più solide.

Le garanzie pubbliche e la SACE Growth

Il programma di garanzia SACE Growth non è più disponibile per le imprese che operano esclusivamente sul mercato interno; rimane riservato solo a chi esporta. Fino al 31 dicembre 2026 le coperture pubbliche possono arrivare fino all’80% per gli investimenti aziendali, ma dal 2027 è prevista una progressiva restrizione, con soglie più basse e requisiti più stringenti. Questa evoluzione spinge le imprese a ricercare alternative di finanziamento, tra cui fondi europei, leasing o strutture di credito agevolato.

Il rischio di deterioramento cresce: settore e dimensione

Il rapporto annuale sul rischio di credito indica una stima complessiva del 2,8% per il 2026, in leggera crescita rispetto al 2,6% del 2025. Il passaggio da crediti in bonis a crediti deteriorati varia in modo significativo per settore: le costruzioni registrano il valore più alto (3,3%), seguite dall’industria (2,7%), dai servizi (2,6%) e dall’agricoltura (2,5%). Anche la dimensione influisce: le microimprese toccano il 3,0%, le piccole il 2,2%, le medie il 2,0% e le grandi il 1,9%. Geograficamente, il Sud e le Isole segnano un tasso del 3,7%, rispetto al 2,0% del Nord-Est, con un divario di 1,7 punti percentuali.

Impatto delle politiche BCE sui costi del credito

Il 16 settembre 2026 la BCE ha fissato il tasso sui depositi al 2,50%, con il tasso di rifinanziamento principale al 2,65% e quello marginale al 2,90%. L’inflazione dell’area euro è al 3,3% (agosto), spinta da rincari energetici. Sul mercato interbancario, l’Euribor a tre mesi è salito a 2,511% (13 agosto). Le banche italiane, secondo i dati ABI, hanno proposto un tasso medio sui nuovi finanziamenti alle imprese pari al 3,66% e un tasso medio totale sui crediti in essere del 4,19%. Il volume dei prestiti a imprese è cresciuto del 3,4% su base annua, segnando il quattordicesimo mese consecutivo di espansione. Tuttavia, i criteri di concessione si sono leggermente irrigiditi, soprattutto per le imprese manifatturiere ad alta intensità energetica, anticipando un possibile ulteriore inasprimento nella prossima tornata di decisioni della BCE, prevista per il 29 ottobre 2026.

Guardando al futuro, gli analisti prevedono che i tassi rimarranno elevati nella seconda metà dell’anno, con un peso crescente delle commissioni e una maggiore selettività da parte delle banche. Le imprese dovranno rafforzare le proprie capacità di gestione finanziaria, diversificare le fonti di finanziamento e migliorare la capacità negoziale per contenere i costi. Nel contempo, le politiche pubbliche di garanzia diminuiranno, rendendo più cruciale l’accesso a strumenti di credito alternativi e a programmi europei di sostegno.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.