Negli ultimi mesi la giurisprudenza tributaria ha messo a fuoco una questione che da tempo veniva considerata un vero ostacolo per le imprese: la necessità di un visto di conformità valido per poter compensare crediti fiscali. Un recente pronunciamento della Corte di Cassazione ha ribaltato la prassi consolidata, aprendo una nuova prospettiva per chi detiene crediti di IVA e IRAP già maturati.
Cassazione elimina il vincolo del visto di conformità sul credito esistente
L’ordinanza n. 26020, depositata recentemente, ha respinto l’argomento dell’Agenzia delle Entrate secondo cui la mancanza del visto, o la sua apposizione da parte di un professionista non ancora iscritto nella lista degli abilitati, dovesse far decadere automaticamente il diritto alla compensazione. Il giudice ha precisato che, qualora il credito sia già stato maturato ed iscritto in modo corretto l’assenza del visto non può inficiare la sua esigibilità.
Il principio espresso dalla Corte
Secondo la Corte, il visto di conformità è un requisito formale che riguarda la procedura di compensazione e non la sussistenza del credito stesso.
Gli errori più frequenti nella gestione del credito IVA strutturale
Nonostante la pronuncia della Cassazione, numerose imprese continuano a subire perdite significative a causa di pratiche scorrette. Sei sono gli errori più ricorrenti, descritti da professionisti esperti in diritto tributario e bancario.
1. Riportare il credito per anni e chiedere il rimborso fuori termine
Molti operatori, soprattutto nel settore edile, accumulano crediti di IVA riportandoli di anno in anno senza valutare l’opportunità di un rimborso. La normativa (art. 30 D.P.R. 633/1972) prevede una scelta annuale tra detrazione, compensazione e rimborso. Se la domanda di rimborso non viene inserita nel quadro VX della dichiarazione, il creditore può incorrere nel termine biennale dell’art. 21 D.Lgs. 546/1992, perdendo così il diritto a restituire l’importo.
2. Compensare prima del tempo o oltre 5.000 euro senza visto
La compensazione anticipata, soprattutto se supera i 5.000 euro, richiede il visto di conformità. Operare senza di esso espone l’impresa a contestazioni da parte dell’Agenzia e a possibili sanzioni. La nuova sentenza, però, chiarisce che il visto non è necessario per crediti già esistenti, ma resta obbligatorio per le compensazioni future non ancora maturate.
3. Calcolare male l’aliquota o trascurare i requisiti dell’esportatore
Un errore tecnico frequente è la stima errata dell’aliquota media applicabile o la mancata verifica dei requisiti richiesti per gli esportatori abituali. Il risultato è un rimborso parziale o, peggio, la totale negazione del credito perché considerato “non conforme”.
4. Gestire il plafond senza monitoraggio
Il plafond di compensazione deve essere controllato costantemente. Alcune aziende lo superano involontariamente, altre lo sottoutilizzano, lasciando capitale inutilizzato a beneficio dello Stato. Un’attenta programmazione consente di ottimizzare la liquidità aziendale.
5. Ignorare i ruoli scaduti introdotti dal 2026
A partire dal 2026, ogni compensazione superiore a 50.000 euro è soggetta a un blocco se il ruolo di riferimento è scaduto. Non tenere aggiornata la documentazione può portare al rifiuto totale della compensazione e all’obbligo di ripresentare la pratica con ruolo valido.
6. Omettere la dichiarazione o la documentazione del credito
L’assenza di una dichiarazione corretta o di una documentazione comprovante il credito espone l’impresa a contestazioni di “credito inesistente”. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha più volte annullato compensazioni perché non supportate da adeguata prova documentale.
Tutte queste criticità mostrano come la gestione del credito IVA non sia solo una questione contabile, ma richieda un approccio integrato tra commercialista, avvocato tributarista e, in caso di crisi, un esperto di ristrutturazione aziendale. Un team multidisciplinare, come quello coordinato dall’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, è in grado di analizzare la situazione, individuare le strategie più vantaggiose e difendere il diritto al credito anche dinanzi alla Corte di Cassazione.
Se la tua impresa ha crediti IVA bloccati, in attesa di rimborso o a rischio di contestazione, è consigliabile effettuare una verifica puntuale della propria posizione e, se necessario, avviare le procedure di rimborso o compensazione con il supporto di professionisti esperti.



