Le pensioni italiane potrebbero subire un aumento significativo a partire da gennaio 2027. Questo incremento dipenderà da due fattori principali: la rivalutazione degli assegni in base all’inflazione e le eventuali misure fiscali previste nella legge di Bilancio 2027.
La rivalutazione è un meccanismo che adegua le pensioni al costo della vita, utilizzando l’indice dei prezzi al consumo. Per il 2026, l’inflazione è stata più alta rispetto all’anno precedente, principalmente a causa dell’aumento dei costi energetici legati alla guerra in Iran. Questo potrebbe portare a un aumento più sostanzioso rispetto allo scorso anno.
La rivalutazione delle pensioni: come funziona
La rivalutazione delle pensioni si basa sull’indice Foi senza tabacchi calcolato dall’Istat. Per il 2026, il governo ha stimato un’inflazione del 2,8%, un valore significativamente più alto rispetto all’1,4% del 2025. Se questa stima venisse confermata, le pensioni subirebbero un aumento notevole.
Ad esempio, la pensione minima, attualmente di 611,85 euro, potrebbe salire a circa 628,98 euro, con un incremento di poco più di 17 euro al mese. Per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo, l’aumento sarebbe pieno. Una pensione di 1.000 euro aumenterebbe di 28 euro lordi al mese, mentre una di 1.500 euro vedrebbe un incremento di 42 euro. Per le pensioni più alte, l’aumento sarebbe progressivamente ridotto.
Le misure fiscali: taglio dell’Irpef e detassazione della tredicesima
Oltre alla rivalutazione, il governo sta valutando diverse misure fiscali per sostenere il potere d’acquisto dei pensionati. Tra queste, la riduzione dell’aliquota Irpef e la detassazione della tredicesima.
Una delle ipotesi più discusse è la riduzione dell’aliquota Irpef dal 23% al 22% per il primo scaglione di reddito, fino a 28.000 euro. Questo taglio potrebbe portare a un risparmio annuo di circa 150 euro per un pensionato con un reddito imponibile di 15.000 euro, fino a un massimo di 280 euro per chi percepisce 28.000 euro. Distribuito sui 13 ratei della pensione, si tratterebbe di un aumento medio compreso tra circa 11,50 e 21,50 euro netti al mese.
Per le pensioni più elevate, si valuta anche la possibilità di spostare da 50.000 a 60.000 euro il limite del secondo scaglione Irpef. In questo caso, l’aliquota scenderebbe dal 43% al 33%, con un risparmio di 500 euro per chi percepisce 55.000 euro l’anno e fino a 1.000 euro per chi arriva a 60.000 euro.
La detassazione della tredicesima
Un’altra misura in discussione è la detassazione della tredicesima. L’ipotesi più favorevole prevede un’aliquota del 10% per i redditi fino a 30.000 euro. Questo potrebbe portare a un risparmio di circa 150 euro per un reddito di 15.000 euro, fino a un massimo di 500 euro per chi percepisce 30.000 euro. Tuttavia, questo beneficio non si vedrebbe sulla pensione di gennaio, ma arriverebbe con la tredicesima di dicembre.
Le misure fiscali dipenderanno dalle risorse effettivamente disponibili e dalle decisioni che verranno prese in sede di legge di Bilancio. Per ora, possiamo solo fare delle stime, ma è chiaro che le pensioni potrebbero subire un aumento significativo a partire da gennaio 2027.



