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7 Settembre 2026

Credito risarcitorio: cosa cambia dopo la sentenza della Corte Ue

La Corte Ue ha chiarito che l'acquisto di un credito risarcitorio non conferisce automaticamente lo status di vittima del sinistro. Ecco cosa cambia per i danneggiati e i professionisti

Credito risarcitorio: cosa cambia dopo la sentenza della Corte Ue

La recente sentenza della Corte di Giustizia europea del 25 giugno 2026 ha suscitato un vivo dibattito nel settore delle assicurazioni e della riparazione dei veicoli. La decisione, che riguarda la cessione dei crediti risarcitori derivanti da incidenti stradali, ha importanti implicazioni per i danneggiati e per i professionisti che operano in questo ambito.

La questione è emersa da una controversia polacca che ha coinvolto cinque procedimenti relativi a veicoli danneggiati. I proprietari, dopo aver ricevuto un parziale risarcimento dalle compagnie assicurative dei responsabili, hanno ceduto il credito residuo a imprese specializzate. Queste società hanno poi agito in nome proprio per ottenere la differenza tra il valore stimato del danno e quanto già pagato.

La posizione della Corte Ue

La Corte ha stabilito che chi acquista un credito risarcitorio non diventa automaticamente una persona lesa e non può beneficiare delle tutele speciali riservate alle vittime del sinistro. Questo perché il diritto del professionista nasce dal contratto con il danneggiato e non può essere assimilato a quello della vittima.

La direttiva europea 2009/103, che impone agli Stati membri di garantire una copertura obbligatoria e un trattamento comparabile per le vittime, si concentra sulla protezione delle persone lese e non su chi acquista commercialmente una pretesa risarcitoria. Tuttavia, la sentenza non vieta la cessione dei crediti, lasciando agli Stati la facoltà di ammettere il trasferimento e di permettere al cessionario di agire contro l’assicurazione.

Il quadro italiano

In Italia, l’articolo 144 del Codice delle assicurazioni permette al danneggiato di agire contro la compagnia del responsabile civile, mentre l’articolo 149 disciplina il risarcimento diretto. Questo meccanismo opera negli incidenti che coinvolgono due veicoli identificati, assicurati e immatricolati in Italia, coprendo i danni ai mezzi e le lesioni lievi del conducente non responsabile.

La sentenza 29113 del 2025 della Corte di Cassazione ha confermato che il credito per danni patrimoniali causati da un incidente stradale può essere ceduto perché non ha natura strettamente personale. Il cessionario può usare sia l’azione contro la compagnia del responsabile prevista dall’articolo 144, sia quella di risarcimento diretto contro l’assicuratore del danneggiato.

Le contestazioni delle assicurazioni

Le compagnie assicurative possono contestare i crediti ceduti, ma la sentenza europea non autorizza un rifiuto in blocco. Le assicurazioni possono verificare la congruità delle richieste e contestare eventuali gonfiamenti dei danni o servizi accessori non richiesti.

La pratica di cedere il credito risarcitorio può agevolare il danneggiato, permettendogli di ottenere rapidamente un vantaggio economico o una riparazione del veicolo senza anticipare somme di denaro. Tuttavia, questa pratica può generare derive speculative, con quantificazioni dei danni gonfiate e costi di riparazione massimizzati.

La sentenza della Corte di Giustizia europea ha riaperto il dibattito su questo tema, sottolineando la necessità di un equilibrio tra la protezione delle vittime e la legittima attività dei professionisti del settore.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.