Le banche italiane stanno applicando tassi di interesse sempre più elevati per il credito, mentre i rendimenti dei conti correnti continuano a diminuire. Questo scenario sta mettendo a dura prova sia le famiglie che le imprese, che si trovano a dover affrontare costi sempre più elevati per accedere al credito, mentre i loro risparmi depositati in banca rendono sempre meno.
Il Centro Studi di Unimpresa ha pubblicato un’analisi che evidenzia come il credito al consumo sia costato in media il 10,34% nel mese di marzo 2026, mentre i finanziamenti alle piccole e medie imprese sono stati del 4,18%. Questi tassi elevati sono stati registrati nonostante il ciclo di riduzione dei tassi avviato dalla BCE di Christine Lagarde fino al 5 giugno 2026.
Il costo del credito al consumo e per le imprese
Il credito al consumo ha visto un tasso annuo effettivo globale (TAEG) del 10,34% a marzo 2026, sostanzialmente invariato rispetto al 10,50% di gennaio 2026. Questo nonostante la BCE avesse iniziato a ridurre i tassi dal 6 giugno 2026. Il tasso è sceso sotto la soglia del 10% a dicembre 2026, ma è rapidamente tornato sopra la doppia cifra nei primi mesi del 2026.
Per quanto riguarda le imprese, il costo del credito è rimasto significativamente più elevato soprattutto per le piccole imprese. I prestiti fino a un milione di euro, principale fonte di finanziamento per le PMI, hanno registrato un tasso medio del 4,18% a marzo 2026. Questo tasso è tornato a salire dopo aver toccato un minimo del 3,95% nell’agosto 2026.
Differenze tra piccole e grandi imprese
Le grandi imprese hanno beneficiato di condizioni creditizie più favorevoli, con i prestiti di ammontare superiore a un milione di euro che hanno registrato un tasso medio del 2,99%. Questo è inferiore di circa 1,2 punti percentuali rispetto a quello pagato dalle piccole e medie imprese. Il differenziale dimostra come la dimensione delle aziende rappresenti un fattore determinante nell’accesso a condizioni creditizie più vantaggiose.
La remunerazione dei depositi e dei conti correnti
La raccolta delle banche ha offerto una remunerazione media dello 0,65% per i depositi complessivi di famiglie e imprese, scendendo rispetto allo 0,85% di gennaio 2026. I conti correnti hanno reso solo lo 0,29%, attorno ai minimi registrati nel corso del 2026 e inferiore rispetto allo 0,41% rilevato all’inizio dello scorso anno.
Anche i depositi vincolati hanno assistito a un calo significativo della remunerazione. Nel mese di marzo, i conti hanno reso in media il 2,45%, contro il 3,14% di gennaio 2026, soffrendo una flessione di 0,69 punti percentuali in poco più di un anno.
Il divario tra rendimenti e costi del credito
Il confronto tra quanto le banche riconoscono ai risparmiatori e quanto chiedono a famiglie e imprese evidenzia margini ancora molto ampi. Tra il rendimento dello 0,29% dei conti correnti e il 10,34% del credito al consumo si registra una differenza superiore a 10 punti percentuali. Lo spread tra la remunerazione media dei depositi (0,65%) e il costo dei prestiti alle PMI (4,18%) è pari a 3,53 punti percentuali, mentre per le grandi imprese si attesta a 2,34 punti.
Il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, ha sottolineato che si conferma una dinamica ormai consolidata: la discesa dei tassi ufficiali non si è tradotta in un corrispondente abbassamento dei costi del credito per famiglie e imprese.



