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13 Agosto 2026

Tassi di interesse elevati: come le banche italiane stanno influenzando famiglie e imprese

Le banche italiane stanno applicando tassi di interesse sempre più elevati per il credito, mentre i rendimenti dei conti correnti continuano a diminuire.

Tassi di interesse elevati: come le banche italiane stanno influenzando famiglie e imprese

Le banche italiane stanno applicando tassi di interesse sempre più elevati per il credito, mentre i rendimenti dei conti correnti continuano a diminuire. Questo scenario sta mettendo a dura prova sia le famiglie che le imprese, che si trovano a dover affrontare costi sempre più elevati per accedere al credito, mentre i loro risparmi depositati in banca rendono sempre meno.

Il Centro Studi di Unimpresa ha pubblicato un’analisi che evidenzia come il credito al consumo sia costato in media il 10,34% nel mese di marzo 2026, mentre i finanziamenti alle piccole e medie imprese sono stati del 4,18%. Questi tassi elevati sono stati registrati nonostante il ciclo di riduzione dei tassi avviato dalla BCE di Christine Lagarde fino al 5 giugno 2026.

Il costo del credito al consumo e per le imprese

Il credito al consumo ha visto un tasso annuo effettivo globale (TAEG) del 10,34% a marzo 2026, sostanzialmente invariato rispetto al 10,50% di gennaio 2026. Questo nonostante la BCE avesse iniziato a ridurre i tassi dal 6 giugno 2026. Il tasso è sceso sotto la soglia del 10% a dicembre 2026, ma è rapidamente tornato sopra la doppia cifra nei primi mesi del 2026.

Per quanto riguarda le imprese, il costo del credito è rimasto significativamente più elevato soprattutto per le piccole imprese. I prestiti fino a un milione di euro, principale fonte di finanziamento per le PMI, hanno registrato un tasso medio del 4,18% a marzo 2026. Questo tasso è tornato a salire dopo aver toccato un minimo del 3,95% nell’agosto 2026.

Differenze tra piccole e grandi imprese

Le grandi imprese hanno beneficiato di condizioni creditizie più favorevoli, con i prestiti di ammontare superiore a un milione di euro che hanno registrato un tasso medio del 2,99%. Questo è inferiore di circa 1,2 punti percentuali rispetto a quello pagato dalle piccole e medie imprese. Il differenziale dimostra come la dimensione delle aziende rappresenti un fattore determinante nell’accesso a condizioni creditizie più vantaggiose.

La remunerazione dei depositi e dei conti correnti

La raccolta delle banche ha offerto una remunerazione media dello 0,65% per i depositi complessivi di famiglie e imprese, scendendo rispetto allo 0,85% di gennaio 2026. I conti correnti hanno reso solo lo 0,29%, attorno ai minimi registrati nel corso del 2026 e inferiore rispetto allo 0,41% rilevato all’inizio dello scorso anno.

Anche i depositi vincolati hanno assistito a un calo significativo della remunerazione. Nel mese di marzo, i conti hanno reso in media il 2,45%, contro il 3,14% di gennaio 2026, soffrendo una flessione di 0,69 punti percentuali in poco più di un anno.

Il divario tra rendimenti e costi del credito

Il confronto tra quanto le banche riconoscono ai risparmiatori e quanto chiedono a famiglie e imprese evidenzia margini ancora molto ampi. Tra il rendimento dello 0,29% dei conti correnti e il 10,34% del credito al consumo si registra una differenza superiore a 10 punti percentuali. Lo spread tra la remunerazione media dei depositi (0,65%) e il costo dei prestiti alle PMI (4,18%) è pari a 3,53 punti percentuali, mentre per le grandi imprese si attesta a 2,34 punti.

Il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, ha sottolineato che si conferma una dinamica ormai consolidata: la discesa dei tassi ufficiali non si è tradotta in un corrispondente abbassamento dei costi del credito per famiglie e imprese.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.