Le imprese dell’area euro hanno presentato una riduzione della richiesta di credito nel terzo trimestre, sia per la diminuzione degli investimenti fissi sia per il maggiore ricorso all’autofinanziamento. Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2026.
La variazione della domanda di prestiti è emersa nelle rilevazioni trimestrali condotte dalle autorità di vigilanza e dalle banche: le aziende hanno ridotto le esigenze di finanziamento per nuovi impianti e hanno utilizzato più risorse interne, riducendo così le richieste formali di credito esterno.
Riduzione della domanda e comportamento delle imprese
Nel periodo osservato molte imprese hanno posticipato o cancellato progetti di capitale come l’acquisto di macchinari e l’ampliamento di impianti, con un impatto diretto sulla domanda di finanziamento. Le piccole e medie imprese hanno mantenuto esigenze di credito sostanzialmente stabili, mentre le grandi imprese hanno registrato una riduzione più netta della domanda.
Parallelamente è aumentato il ricorso alle risorse interne: l’autofinanziamento è stato segnalato come componente crescente per coprire spese ordinarie e investimenti, strategia favorita dal contesto di costi del debito più elevati.
Tassi di interesse, costi e requisiti di garanzia
I tassi sui prestiti sono saliti nel trimestre, determinando un aumento del peso del costo del credito per le imprese. Il saldo delle imprese che hanno rilevato un inasprimento dei tassi è cresciuto, con un peggioramento particolarmente marcato tra le grandi aziende.
Contestualmente si è osservato un incremento delle richieste di garanzie: una quota maggiore di aziende ha indicato requisiti più stringenti sulle coperture richieste dagli istituti di credito. Questo ha reso più complesso l’accesso al credito, oltre al semplice effetto dei tassi più alti.
Offerta di credito, concorrenza bancaria e criteri di concessione
Le banche hanno riferito che la disponibilità complessiva di prestiti si è ridotta più rapidamente della domanda: la offerta di credito è calata, creando un gap tra esigenze aziendali e capacità di erogazione degli istituti. Anche i costi di raccolta tramite depositi e titoli di debito sono aumentati.
Nonostante la pressione sui costi di finanziamento, la competizione tra intermediari ha portato a un lieve allentamento di alcune condizioni di offerta per i prestiti alle imprese, misura adottata per mantenere quote di mercato in un contesto competitivo. Per i mutui si è prevista invece una tendenza all’irrigidimento dei criteri.
Impatto sulle imprese e prospettive per il trimestre successivo
Il quadro delineato indica che il calo della domanda, l’aumento dei tassi e la riduzione della disponibilità di prestiti possono comprimere gli investimenti, specialmente in settori che dipendono dal rinnovo degli impianti. Le imprese percepiscono il quadro macroeconomico come un freno all’accesso al credito.
Per il trimestre successivo gli intermediari prevedono un lieve inasprimento dei criteri sia per i prestiti alle imprese sia per i mutui, con un irrigidimento più marcato per il credito al consumo. La domanda complessiva è attesa sostanzialmente stabile, ma la disponibilità di finanziamento potrebbe contrarsi ulteriormente, con effetti sulla tempistica e sulla portata dei progetti aziendali.
Le autorità di vigilanza e gli operatori finanziari continueranno a monitorare l’evoluzione dei tassi e delle condizioni di offerta; nel frattempo molte imprese stanno privilegiando il rafforzamento delle riserve e l’uso degli utili reinvestiti come risposta immediata alla stretta del credito.



