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24 Agosto 2026

Prestiti deteriorati ai massimi dal 2017: cosa sta succedendo nel mercato del credito privato

Il mercato del credito privato globale mostra segni di crisi con prestiti in sofferenza ai massimi dal 2017. Scopri cosa sta succedendo e quali sono le implicazioni.

Prestiti deteriorati ai massimi dal 2017: cosa sta succedendo nel mercato del credito privato

Il settore del credito privato globale sta vivendo un momento di grande tensione. I prestiti in sofferenza e le aziende vicine all’insolvenza stanno raggiungendo livelli allarmanti, non visti dal 2017. Questo scenario sta mettendo a dura prova i grandi fondi d’investimento e rischia di avere ripercussioni significative sull’economia reale.

L’analisi condotta sui dati della piattaforma Solve rivela che la quota mediana di prestiti in stato di non-accrual è salita al 2,8% nel secondo trimestre, rispetto al 2% registrato a fine marzo tra le prime 20 società di investimento quotate (BDC). In alcuni casi, la situazione è ancora più critica: per il veicolo quotato di FS KKR Capital Group, i crediti problematici hanno toccato un pesante 7,1%. L’agenzia Fitch Ratings ha confermato questo trend, segnalando che a luglio le insolvenze nel comparto del debito privato hanno segnato un nuovo record storico.

Le reazioni del mercato

All’interno dell’industria, le reazioni sono contrastanti. Da un lato, alcuni manager ammettono apertamente la svolta negativa del mercato. David Golub, co-amministratore delegato di Golub Capital, ha dichiarato: “Siamo dentro un ciclo del credito. Altri lo hanno negato per un po’, ma credo che ormai sia rimasto ben poco spazio per i negazionisti.” Anche Armen Panossian, co-amministratore delegato della divisione credito di Oaktree, ha espresso preoccupazione, affermando che “sotto la superficie c’è motivo di forte preoccupazione.”

Dall’altro lato, i vertici di altri colossi cercano di minimizzare la situazione. Craig Packer, co-presidente di Blue Owl, ha dichiarato agli investitori che “i parametri di credito sono sani e i problemi che stiamo gestendo restano isolati.” Jim Miller, a capo della divisione prestiti diretti negli Stati Uniti per Ares, ha affermato che i debitori sarebbero in forma “solida” e la sostenibilità del debito rispetterebbe le medie storiche.

Le conseguenze per le imprese

L’effetto economico sul tessuto produttivo è già palpabile. Bryan High, responsabile del team globale di finanza privata di Barings, ha spiegato che “i tassi alti hanno affamato le aziende, impedendo loro di investire. Oggi usano tutta la liquidità che producono esclusivamente per pagare gli interessi ai finanziatori, azzerando la crescita.”

Il nodo centrale risale all’ubriacatura di denaro facile del biennio 2026-2026, quando i tassi a zero spinsero i fondi a finanziare acquisizioni a valutazioni insostenibili. Con il rialzo del costo del denaro, quel debito si è trasformato in un macigno. Alcuni casi aziendali emblematici includono Medallia, Cornerstone OnDemand e Affordable Care, dove i fondi come Blackstone e KKR hanno dovuto affrontare pesanti svalutazioni o perdite di controllo.

Le critiche del mercato

Tra gli addetti ai lavori e i commentatori finanziari, lo scetticismo è altissimo. Molti vedono nelle rassicurazioni dei manager una replica quasi comica delle dichiarazioni rassicuranti sui mutui subprime nel 2007. I commenti mostrano una profonda sfiducia nel settore, con critiche che vanno dagli incentivi tossici ai prestiti “PIK” ribattezzati “RIP” perché mantengono in vita aziende già clinicamente morte.

Le preoccupazioni principali includono il rischio sistemico, con un settore da 2.000 miliardi di dollari che potrebbe contagiare le banche tradizionali e i Fondi pensione, e i riflessi macroeconomici, con la domanda aggregata che ne risente a causa del flusso di cassa aziendale assorbito interamente dal servizio del debito.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.