Il totale del debito federale lordo degli Stati Uniti ha superato la soglia dei 40.000 miliardi di dollari un livello senza precedenti che riflette anni di deficit ricorrenti, crisi economiche e spese straordinarie. Il traguardo arriva in un contesto in cui i rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza sono saliti ai massimi di periodo e il costo degli interessi sul debito supera la soglia di 1.000 miliardi di dollari all’anno alimentando preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale.
Questo quadro è il risultato dell’accumulo di prestiti presi per finanziare la difesa, la previdenza sociale, i pacchetti di emergenza e il servizio del debito stesso. Quando le entrate fiscali non bastano a coprire le spese, il governo emette titoli di Stato: più salgono i rendimenti, più cresce il peso del servizio degli interessi e più diventa necessario ricorrere a nuovo indebitamento.
Proiezioni, rapporto debito/Pil e ritmo di crescita
Le previsioni più recenti indicano che il debito lordo degli Stati Uniti potrebbe salire ulteriormente rispetto alla soglia dei 40.000 miliardi; in uno scenario citato per il 2026 il rapporto debito/Pil è stimato intorno al 125,8% con un Pil nominale posto a circa 32.400 miliardi di dollari e un debito atteso a 40.700 miliardi. Il confronto storico mostra che il debito ha superato dimensioni rilevanti in tempi rapidi: il valore lordo si è quasi raddoppiato nell’ultimo decennio e si è quadruplicato in meno di vent’anni, dopo due secoli di accumulo molto più graduale.
Crescita recente e fattori scatenanti
Fattori concreti alla base della salita includono spese per crisi come guerre e recessioni, misure di stimolo durante la pandemia di Covid-19 e l’aumento dei costi per interessi. Un esempio della dinamica: la soglia dei 39.000 miliardi è stata toccata pochi mesi prima, mostrando la rapidità con cui il totale può aumentare quando i deficit restano elevati.
Composizione del debito e chi lo detiene
Il totale di 40.000 miliardi è il cosiddetto debito federale lordo che include sia la parte detenuta dal pubblico sia il debito infragovernativo. La componente detenuta dal pubblico è la più rilevante ed è stimata sopra i 32.000 miliardi di dollari: essa comprende investitori privati, banche, fondi pensione, investitori esteri e la banca centrale. Alla fine di giugno 2026 circa il 76% del debito federale risultava in mano a investitori interni, mentre investitori esteri detenevano approssimativamente il 24,1% (circa 9.270 miliardi). Tra i paesi esteri, il Giappone era tra i maggiori detentori, con oltre 1.120 miliardi in titoli del Tesoro, pari a circa il 12% della posizione estera su una base di confronto specifica.
Questa ripartizione è importante perché una quota rilevante di debito in mano a investitori nazionali può attenuare alcuni rischi di riflusso internazionale, ma non elimina l’impatto che tassi più alti producono sui conti pubblici e sulle famiglie.
Effetti sui mercati finanziari e sul settore immobiliare
L’aumento dei rendimenti dei Treasury a lunga scadenza si traduce rapidamente in pressioni sui tassi di mercato: in particolare il rendimento del Treasury decennale funge da riferimento per i tassi dei mutui. Con i rendimenti a livelli elevati, i mutui hanno superato punte importanti e si sono registrati tassi ipotecari medi oltre il 6% contribuendo a un mercato immobiliare più freddo. Famiglie a basso reddito e acquirenti di prima casa sono tra i più vulnerabili, poiché un finanziamento più costoso riduce l’accesso alla proprietà e rallenta le compravendite.
In tentativi di contenere la salita dei rendimenti, il Tesoro ha incrementato operazioni di riacquisto di titoli a medio-lunga scadenza, ma interventi di questo tipo hanno effetti spesso temporanei se non accompagnati da una strategia di bilancio a lungo termine per ridurre i deficit strutturali.
Rischi di circolo vizioso
Un meccanismo da tenere sotto controllo è il possibile circolo vizioso: più il governo prende in prestito per pagare interessi e spese correnti, più il debito cresce, aumentando il servizio degli interessi e lasciando meno spazio a priorità di spesa. Questo può alimentare pressioni inflazionistiche e aumentare la vulnerabilità del Paese a shock esterni o a eventi geopolitici che innalzano ulteriormente i tassi.
Nel complesso, la soglia dei 40.000 miliardi segna un punto di svolta simbolico che concentra l’attenzione su sostenibilità fiscale, qualità del debito e le conseguenze tangibili sui tassi di interesse, sui mutui e sulla capacità di policy futura del governo.



