Chi sta valutando un mutuo nell’agosto 2026 si trova di fronte a una scelta complessa. Da un lato, il tasso variabile è tornato a essere più conveniente rispetto al tasso fisso con un TAEG che scende al 2,40% contro il 3,10% del fisso. Tuttavia, l’Euribor l’indice di riferimento per la maggior parte dei mutui variabili, ha ripreso a salire, mettendo a rischio i vantaggi iniziali.
La differenza tra i due tassi è di circa 70 punti base, che su un mutuo tipo può tradursi in oltre 30 euro di rata mensile in meno. Tuttavia, se l’Euribor dovesse continuare a salire, questo vantaggio potrebbe ridursi significativamente. L’Euribor è il tasso medio al quale le banche dell’area euro si prestano denaro tra loro e rappresenta uno dei principali parametri per il calcolo degli interessi dei mutui a tasso variabile.
L’andamento dell’Euribor nel 2026
Negli ultimi giorni, l’Euribor ha mostrato un trend al rialzo. Secondo i dati aggiornati al 4 agosto 2026, l’Euribor a 3 mesi è passato dal 2,461% al 2,498% in un solo aggiornamento. Se le attese dei mercati dovessero concretizzarsi e l’Euribor arrivasse intorno al 2,79% entro la fine dell’anno, la rata di un mutuo variabile standard potrebbe aumentare di circa 50 euro al mese rispetto ai livelli attuali.
Tuttavia, non tutte le rate aumenteranno immediatamente. Dipende dalla periodicità con cui il contratto aggiorna il tasso (1, 3 o 6 mesi) e dall’andamento futuro dell’indice. L’aumento dell’Euribor è legato alle decisioni della Banca Centrale Europea che ha lasciato invariati i tassi di interesse nella riunione del 23 luglio 2026, ma continua a valutare nuovi rialzi alla luce dell’inflazione legata alle tensioni energetiche.
Mutuo a tasso fisso o variabile?
Il mutuo a tasso variabile offre condizioni iniziali più convenienti, ma espone il mutuatario al rischio di futuri aumenti della rata. Il mutuo a tasso fisso, invece, parte da livelli mediamente più elevati, ma garantisce una rata invariata per tutta la durata del finanziamento. Secondo i dati del secondo trimestre del 2026, circa il 92% delle richieste di mutuo è stato a tasso fisso, segno che la maggior parte delle famiglie continua a privilegiare la certezza dell’importo della rata rispetto al possibile risparmio iniziale del variabile.
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