Negli ultimi anni l’ecosistema dei data center italiano ha vissuto una crescita inattesa. Un’analisi di un importante portale di recruiting mostra che, a partire dal 2020, gli annunci di lavoro dedicati a questi impianti sono aumentati del 137%, quasi raddoppiando il livello registrato sei anni prima. Il fattore trainante è la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, che richiede enormi capacità di calcolo e archiviazione, spingendo le imprese a investire massicciamente in nuove infrastrutture, soprattutto nella zona di Milano.
Crescita delle offerte di lavoro nei data center italiani
Secondo i dati raccolti, il 1,1% di tutte le offerte di impiego in Italia riguarda il settore dei data center, una quota identica a quella spagnola ma ben al di sopra della media europea, che si aggira intorno allo 1%. Le posizioni più richieste rientrano nella categoria IT Infrastructure, Operations & Support, che comprende la gestione quotidiana di server, reti e sistemi di raffreddamento. In Germania e Italia la percentuale di annunci in questa area è del 17%, a dimostrazione della centralità delle attività operative per garantire la continuità del servizio.
Chi possiede competenze tecniche specifiche beneficia di un notevole surplus retributivo. Per i ruoli di installazione e manutenzione, gli stipendi segnalati sono fino al 50% superiori rispetto a posizioni analoghe in altri settori, il valore più alto tra i paesi europei analizzati. Anche gli sviluppatori software trovano offerte con un +23% rispetto alle medie di mercato, indicando che le aziende sono disposte a pagare di più per chi può mantenere l’infrastruttura al passo con le esigenze dell’IA.
Il profondo interesse dei candidati è testimoniato da una triplicazione delle ricerche contenenti parole chiave legate ai data center negli ultimi due anni. L’Italia si colloca al terzo posto a livello europeo, accanto a Spagna e Polonia, segnalando una crescente consapevolezza delle opportunità professionali offerte da questo comparto, anche se la traduzione in assunzioni effettive resta da monitorare.
Investimenti massicci e la sfida dell’approvvigionamento elettrico
Parallelamente al boom occupazionale, il capitale dichiarato per nuovi impianti è impressionante: 83 progetti di data center, per un valore complessivo di 25,4 miliardi di euro entro il 2028. Queste iniziative sono concentrate soprattutto nella Lombardia, con campus da sviluppare a Melegnano, Settimo Milanese, Cornaredo e Tavazzano, per un investimento di 8 miliardi da parte di Vantage Data Centers. Altri player internazionali, come K2 Strategic e Amazon AWS, hanno annunciato investimenti rispettivamente di 5,3 miliardi e oltre 1 miliardo nella stessa area.
Domanda di energia vs capacità della rete
Il punto critico riguarda la quantità di energia necessaria per alimentare questi centri. Terna ha registrato 586 richieste di connessione per nuovi data center, con una potenza totale richiesta di 108,96 GW. Per inquadrare il dato, il picco di domanda elettrica nazionale registrato nel luglio 2026 è stato di circa 58 GW. In altre parole, la sola potenza richiesta per i data center supererebbe il doppio del consumo massimo di tutti gli utenti italiani combinati. Tuttavia, solo 16 di queste richieste sono classificate “ready-to-build”, corrispondenti a 1,9 GW, cioè appena l’1,7% della domanda complessiva.
Il divario tra progetti annunciati e capacità reale della rete alimenta il timore di una bolla. Un caso emblematico è la cancellazione da parte di Microsoft di un accordo con la società britannica Nscale per un data center da 50 MW, a causa di ritardi nell’allacciamento elettrico previsti per gli anni Trenta. La vicenda dimostra che, senza una fornitura energetica sicura e tempestiva, anche gli investimenti più ingenti possono sfuggire alle mani degli operatori.
Le prospettive a medio termine dipendono quindi dalla capacità di ampliare l’infrastruttura elettrica nazionale: nuovi impianti di generazione, accumuli su larga scala, linee di trasmissione e punti di ingresso di energia rinnovabile. Finché questi elementi non saranno allineati, il settore dei data center rischia di confrontarsi con costi aggiuntivi, tariffe più alte e, in ultima analisi, con la possibilità che parte degli investimenti rimanga incompiuta.



