Il governo italiano si trova al centro di un dibattito acceso riguardo l’utilizzo dei fondi Safe lo strumento europeo destinato a finanziare progetti di difesa. L’annuncio del vicepremier Antonio Tajani ha scatenato una serie di reazioni a catena, mettendo in luce le tensioni interne alla maggioranza e le pressioni esterne dell’Unione Europea.
Il Strumento di azione per la sicurezza dell’Europa (Safe) rappresenta una delle principali iniziative dell’UE per rafforzare l’autonomia strategica in materia di sicurezza. Con un budget di 150 miliardi di euro, Safe offre prestiti a tasso agevolato con scadenza a 45 anni e un periodo di tolleranza di dieci anni. Questi fondi sono destinati a finanziare una vasta gamma di progetti, dai missili ai droni, dalla cybersicurezza alla mobilità militare.
L’annuncio di Tajani e le reazioni immediate
Durante un’audizione alla Camera, Tajani ha dichiarato che l’Italia ha prenotato l’intera cifra di 14,9 miliardi di euro disponibili. Tuttavia, ha precisato che non è ancora stato deciso quanto utilizzare effettivamente. Questa dichiarazione ha suscitato immediate reazioni, sia all’interno del governo che tra le opposizioni.
La Lega attraverso il senatore Claudio Borghi ha ricordato che la decisione finale spetta al Parlamento. Anche la Commissione Europea ha espresso preoccupazione, sottolineando la necessità di procedere rapidamente con la firma degli accordi di prestito.
Le dichiarazioni contrastanti dei ministri
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha cercato di ricalibrare le parole di Tajani, spiegando che il Safe è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo. Ha inoltre precisato che la scelta sarà basata sulla convenienza finanziaria e che la decisione finale sarà presa entro la fine dell’anno.
Il ministro delle Politiche Ue, Tommaso Foti ha espresso riserve sull’entusiasmo di Tajani, sottolineando che i progetti finanziabili sono stati in parte decisi da governi precedenti e potrebbero rappresentare un vincolo.
Le critiche delle opposizioni
Le opposizioni hanno letto nel bailamme di dichiarazioni l’ennesimo cortocircuito nel governo. Il leader di Più EuropaRiccardo Magi ha parlato di una figuraccia mentre il Pd ha criticato la mancanza di coesione nella maggioranza. Il presidente del Movimento 5 StelleGiuseppe Conte ha espresso contrarietà, sottolineando la priorità data al riarmo rispetto ad altre esigenze.
Anche altri partiti, come Azione e Futuro Nazionale hanno espresso posizioni contrastanti, con quest’ultimo definendo i fondi Safe un cappio al collo che dovrà essere restituito entro il 2035.
Il contesto europeo e le adesioni degli altri Paesi
L’Italia non è l’unico Paese a valutare l’utilizzo dei fondi Safe. Finora, 19 Stati membri hanno aderito, con la Polonia che riceverà fino a 43,7 miliardi di euro e la Francia che ne otterrà poco più di 15 miliardi. L’Ungheria invece, ha dovuto rivoluzionare il proprio piano per ottenere l’approvazione dell’UE.
La Commissione Europea ha aperto alla flessibilità, permettendo una deroga dello 0,6% del Pil per il triennio 2026-2028 per investimenti nella sicurezza energetica. Tuttavia, la pressione per una decisione rapida rimane alta, con la Commissione che ha sottolineato la necessità di procedere velocemente per evitare ritardi nella riallocazione dei fondi.
La decisione finale, che dovrà essere presa entro la fine dell’anno, avrà un impatto significativo sulle politiche di difesa e sicurezza del Paese.



