Quando il credito non serve più a comprare un’auto o a ristrutturare un’abitazione, ma diventa l’unico mezzo per pagare la bolletta della luce o la spesa al supermercato, si registra una frattura nel potere d’acquisto delle famiglie. Questo fenomeno è emerso dall’ultimo rapporto elaborato da CRIF, specialista nell’analisi dei dati creditizi, che indica un incremento del 6 % delle richieste di prestito nel 2026 rispetto all’anno precedente.
Richieste di credito in crescita del 6 % nel 2026
Il dato nazionale nasconde però disuguaglianze marcate a livello regionale. Nel Lazio, e in particolare a Roma, le richieste di finanziamento hanno raggiunto il 36 % di tutti i preventivi di prestito effettuati nel territorio nazionale. La pressione è più accentuata in due province: Latina ha toccato il 38 % mentre Rieti è risultato il punto più critico con un 43 % di tutte le richieste regionali. Queste percentuali indicano che, per una quota consistente di cittadini, il reddito disponibile non basta più a far fronte alle spese di base.
Latina e Rieti: i picchi più preoccupanti
In provincia di Latina, il fabbricante di credito riscontra una crescita sostenuta delle domande per far fronte a costi energetici in rapido aumento. Rieti, con il 43 %, rappresenta il caso più estremo: quasi metà delle famiglie si rivolge al credito per sostenere le bollette elettriche, il riscaldamento invernale e gli acquisti alimentari. Questo trend segnala una dipendenza dal credito di sopravvivenza che rischia di trasformarsi in una condizione strutturale.
Il Cgil denuncia l’insufficienza dei salari e propone tagli fiscali
Il segretario della Cgil per Roma e Lazio, Natale Di Cola, ha definito la situazione “un vero allarme sociale”. Il sindacato ritiene che l’aumento delle richieste di prestito sia la prova tangibile di un potere d’acquisto in costante diminuzione, dovuto a salari che non riescono a tenere il passo con l’inflazione. Le previsioni del Cgil indicano un crescente costo della vita che potrebbe raggiungere il 6 % entro la fine dell’anno, senza che il governo introduca misure correttive efficaci.
Di Cola ha puntato il dito contro la pressione fiscale, chiedendo la cancellazione delle addizionali comunali e regionali dell’IRPEF. Secondo il sindacato, queste imposte non hanno più una giustificazione legata alla fase di commissariamento e la loro eliminazione consentirebbe alle famiglie di ritrovare fino a 500 € in più al mese, un sollievo fondamentale in vista dell’inverno, di cui si prevedono costi energetici più elevati.
Le richieste di intervento della Cgil
Le proposte includono la revisione delle tariffe energetiche, una riforma dell’IRPEF che riduca le addizionali e l’investimento nella scuola pubblica per evitare ulteriori tagli. Il sindacato avverte che, senza un intervento tempestivo, l’uso del credito per la sopravvivenza potrebbe diventare la norma, trasformando il debito in una condizione permanente per un numero sempre più ampio di famiglie.
Il boom dei prestiti per la spesa a Roma e Lazio è sintomo di una crisi di potere d’acquisto che richiede azioni concrete sia a livello nazionale sia locale. L’eliminazione delle addizionali IRPEF rappresenta una delle proposte più immediate per alleviare le difficoltà, ma la sostenibilità a lungo termine dipenderà dalla capacità delle istituzioni di adeguare salari e prezzi energetici alle esigenze delle famiglie.



