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9 Agosto 2026

Energia in Italia: i quattro ostacoli che minacciano il nostro futuro

L'Italia sta affrontando una crisi energetica senza precedenti. Con un margine di adeguatezza minimo e una dipendenza elevata dalle importazioni, il Paese rischia blackout. Scopri i quattro ostacoli principali e le soluzioni per evitare il collasso del sistema energetico.

Energia in Italia: i quattro ostacoli che minacciano il nostro futuro

L’Italia sta affrontando una crisi energetica senza precedenti. Con un margine di adeguatezza minimo e una dipendenza elevata dalle importazioni, il Paese rischia blackout. Scopri i quattro ostacoli principali e le soluzioni per evitare il collasso del sistema energetico.

Nel 2026, il fabbisogno elettrico italiano è stato di poco più di 311 terawattora (TWh), con il 43,8% coperto da fonti termiche, il 41,1% da rinnovabili e il resto da importazioni nette dall’estero. L’Italia è il primo Paese in Europa per import di elettricità e tra i primi al mondo. Questa dipendenza rappresenta un problema serio, soprattutto in un contesto di crescita della domanda energetica.

La crescita della domanda energetica e i rischi per la rete elettrica

La domanda di energia in Italia è destinata a crescere drammaticamente per diversi motivi: la necessità di liberarsi dalla dipendenza dagli idrocarburi, la riduzione delle emissioni di CO2 e l’arrivo di nuovi consumatori come i data center. Tuttavia, ci sono segnali inquietanti che indicano un possibile rischio di carenza energetica.

L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha evidenziato il rischio di mancanza di gas necessario per far funzionare le centrali. Inoltre, lo stop di alcuni impianti nucleari in Francia per evitare il surriscaldamento dei fiumi durante le ondate di calore ha ulteriormente complicato la situazione. I rapporti di Terna, la società che governa la trasmissione di elettricità nel Paese, segnalano che il margine minimo di adeguatezza del nostro sistema è di appena 0,3 gigawatt, contro i 7 GW del 2018.

I piani per il futuro e le sfide attuali

Per centrare gli obiettivi di crescita energetica, è necessaria una crescita delle rinnovabili ben superiore a quella attuale. Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) prevede circa 100 gigawatt (GW) di impianti solari e 37 GW di eolico entro il 2035. Tuttavia, la crescita attuale non è sufficiente per raggiungere questi obiettivi. Il fotovoltaico ha accelerato, ma la crescita di 6,5 GW l’anno non è ancora in linea con i 7-8 GW annui necessari. L’eolico è ancora più indietro, con solo 0,7 GW installati nel 2026 contro i 2,9 GW necessari.

Le direttive europee e gli ostacoli della burocrazia italiana

La Commissione europea ha alzato l’asticella con nuovi obiettivi di elettrificazione che mirano a ridurre di due terzi la dipendenza dal gas e a dimezzare quella dal petrolio entro il 2040. Tuttavia, molti Paesi, Italia inclusa, hanno ancora i lacci legati. Gli impianti fotovoltaici e eolici incontrano percorsi lunghi e incerti a causa di sovrapposizioni di competenze tra Stato, Regioni, Soprintendenze e autorità locali.

Think tank come Enea e associazioni come Italia Solare chiedono liberalizzazioni spinte per gli impianti solari su coperture non tutelate, semplificazioni per i capannoni e maggiore apertura agli impianti a terra per autoconsumo.

Infrastrutture e accumuli per sostenere lo sviluppo energetico

Il secondo nodo è la rete. Terna ha avviato e completato investimenti importanti per realizzare nuove infrastrutture in alta e altissima tensione, rinnovare le reti esistenti e aumentare le interconnessioni con l’estero. Senza questa rete ‘nuova’, la crescita dei GW rinnovabili rischia di trasformarsi in overgeneration locale, tagli di produzione e prezzi zonali depressi.

Il terzo nodo è quello degli accumuli. Nel 2026, la capacità di accumulo elettrico in Italia, considerando anche il pompaggio esistente, si attesta oltre 72 GWh. A settembre 2026, Terna ha svolto un’asta con uno strumento unico in Europa (il Macse) e sono stati aggiudicati ulteriori 10 GWh che entreranno in esercizio entro il 2028. Il target del Pniec al 2030 è di 122 GWh.

Il governo italiano ha deciso di chiedere alla Ue di sfruttare il margine massimo di flessibilità del Patto di stabilità da destinare agli interventi di sicurezza energetica. Lo 0,6% del Pil, pari a circa 14 miliardi di euro, nel biennio 2026-2028. Questi fondi potrebbero essere investiti in vari settori, tra cui il nucleare, l’efficienza energetica e le rinnovabili.

L’estate 2026 sta scrivendo un bilancio pesantissimo per l’Italia. Il caldo sta costando alla nostra agricoltura oltre un miliardo e mezzo di euro quest’estate, con un conto che negli ultimi quattro anni ha già superato i venti miliardi. Ma il danno non si ferma ai campi. Le temperature estreme aumentano in modo significativo la probabilità di uscita dal mercato, colpendo soprattutto le microimprese meno attrezzate ad adattarsi.

Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), varato a fine 2026 con anni di ritardo, resta sostanzialmente fermo. Ci sono voluti due anni solo per costituire il Comitato che dovrebbe sovrintenderne l’attuazione, e delle 361 azioni individuate come necessarie, poche possono contare su risorse finanziarie adeguate.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.