Il 3 novembre 2026 gli Stati Uniti si avviano verso le elezioni di metà mandato, una tornata che tradizionalmente giudica i primi due anni di un presidente. In questa occasione si contesteranno tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 dei 100 posti del Senato. Il risultato definirà la capacità di Donald Trump di far avanzare la sua agenda e, di conseguenza, avrà ripercussioni immediate su tassi di interesse, valute e valutazioni azionarie.
Le previsioni politiche: chi guiderà Camera e Senato?
I sondaggi di ottobre mostrano un vantaggio consistente per il Partito Democratico. Il Marist Poll indica il 52% dei preferenti per i Democratici contro il 44% dei repubblicani, mentre il modello di Nate Silver assegna loro il 49,7% rispetto al 41,1% dei repubblicani. Nonostante la spinta, il gerrymandering ha già fissato la maggior parte dei 435 distretti: meno di venti sono realmente competitivi, il che rende difficile una vittoria schiacciante.
Camera dei Rappresentanti
Secondo le stime, i Democratici dovrebbero conquistare una maggioranza ridotta, probabilmente di pochi seggi, mentre i Repubblicani manterranno la dominante nel Senato. Il malcontento per l’aumento dei prezzi al consumo – più del 30% dal 2021 su beni essenziali – e le tensioni in Medio Oriente sono i principali fattori che spingono gli elettori verso il cambiamento.
Senato
Su 35 seggi in gioco, i Democratici necessitano di quattro vittorie aggiuntive per recuperare la maggioranza, ma il consenso verso il presidente Trump è in calo. Se i Repubblicani riuscissero a conservare il Senato, il risultato sarebbe una completa affermazione del loro programma economico.
Implicazioni di mercato: obbligazioni, azioni, dollaro e materie prime
Storicamente il S&P 500 guadagna in media il 15% nei dodici mesi successivi a una elezione di metà mandato; dall’inizio dell’anno l’indice è già in rialzo di circa il 12%. Il mercato sembra quindi più sensibile a fattori strutturali che a un singolo voto. Il Treasury decennale si aggira vicino al 5%, il petrolio supera i 110 $ al barile e il deficit federale resta intorno al 6% del PIL.
Scenario di Congresso diviso (Camera dem, Senato rep)
Un Congresso diviso dovrebbe bloccare le iniziative fiscali più ambiziose. La curva dei rendimenti tendenzialmente si appiattirebbe, con i premi a scadenza in calo, e il dollaro mostrerebbe moderata debolezza. Le materie prime, soprattutto il petrolio, potrebbero beneficiare di una minore pressione geopolitica legata a un eventuale confronto con l’Iran.
Scenario di predominio repubblicano
Se i Repubblicani mantenessero il controllo di entrambe le camere, si assisterebbe a un’accelerazione della deregolamentazione e a un potenziamento della spesa per l’energia fossile. Ciò spingerebbe i rendimenti obbligazionari verso l’alto – il Treasury decennale potrebbe superare il 5,5% – e rafforzerebbe il dollaro. Il prezzo del petrolio potrebbe nuovamente salire, alimentando pressioni inflazionistiche.
Consigli per gli investitori: guardare oltre il ventaglio politico
L’esperto di Capital Group suggerisce di mantenere un orizzonte di lungo termine e di non farsi travolgere dalle oscillazioni di breve periodo. La storia mostra che la composizione partitica del Congresso ha avuto un impatto quasi nullo sui rendimenti a lungo termine, mentre la solidità degli utili aziendali e il ciclo di investimenti in tecnologia e infrastrutture continuano a sostenere i mercati.
In un contesto di volatilità, si possono individuare opportunità in titoli europei e italiani, dove le valutazioni risultano più allettanti rispetto a Wall Street. Un ampliamento graduale della partecipazione al rialzo dei titoli azionari potrebbe infatti fungere da cuscinetto contro eventuali turbolenze legate al risultato elettorale.
Indipendentemente dal risultato delle elezioni, la prudenza consigliata è preservare il proprio piano di investimento, diversificare adeguatamente e considerare che gli effetti politici tendono a dissiparsi entro i primi mesi successivi al voto.



