Nel contesto di una crescita dei prezzi energetici e di un’inflazione che resta al di sopra del 2%, la presidente della BCE ha indicato la possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi a dicembre. Anche se la decisione non è ancora definitiva, l’ipotesi di un aumento di 0,25 o 0,50 punti percentuali rimane concretamente sul tavolo, creando un nuovo timore per chi ha un mutuo a tasso variabile o sta valutando l’acquisto di una casa.
Effetto di un possibile rialzo BCE sulla rata dei mutui a tasso variabile
Le simulazioni più recenti ipotizzano un finanziamento residuo di 25 anni con un tasso di partenza del 3,5%. Un incremento di 0,25 punti porta la rata di un mutuo da 70.000 €, inizialmente intorno ai 350 €, a circa 360 €, con un surplus annuo di 113 €. Per un credito da 100.000 € la rata sale da 501 € a 514 €, generando 162 € in più all’anno, mentre un finanziamento da 150.000 € vede la rata passare da 751 € a 771 €, aggiungendo 243 € all’anno. Se la BCE dovesse decidere un rialzo di 0,50 punti, gli scatti diventano più marcati: 19 € di più al mese per il debito più piccolo, 27 € per quello medio e oltre 40 € per il più grande, tradotti in costi annuali rispettivamente di 229 €, 327 € e 490 €.
Domanda di mutui nella provincia di Latina: valori e durate
Secondo l’ultimo osservatorio di, a Latina l’importo medio richiesto per un nuovo mutuo nel 2026 è di 137.821 €, superando di circa 15 000 € la media nazionale di 143.642 €. Il valore medio degli immobili acquistati nella provincia è di 217.397 €, dietro a Roma (264.842 €) e davanti a Frosinone (183.912 €). La durata media dei finanziamenti si attesta su 24 anni e 3 mesi, leggermente inferiore a quella di Roma (25 anni e 3 mesi) ma più lunga rispetto a Frosinone, che registra 23 anni e 11 mesi.
A livello regionale, il Lazio presenta una media mutuo di 159.082 €, più alta della media italiana, e un valore medio delle case di 255.991 €, rispetto ai 223.079 € nazionali. Questi dati indicano una domanda più “premium” nella zona, che rende le famiglie più vulnerabili a variazioni dei tassi, soprattutto perché il TAN medio dei mutui a tasso fisso ha già toccato il 3,62 % e quello variabile il 2,94 %.
Come limitare l’impatto di un aumento dei tassi
Chi ha già un mutuo a tasso variabile può valutare diverse leve per contenere l’onere. La rinegoziazione con la banca consente di passare al tasso fisso o di estendere la durata, riducendo la quota capitale della rata. In alternativa, la surroga permette di trasferire il debito a un altro istituto senza spese di istruttoria o notarili, con la possibilità di bloccare un tasso più vantaggioso.
Un’altra protezione è il cosiddetto cap, il tetto massimo previsto dal contratto che impedisce alla rata di superare una determinata soglia, anche se l’Euribor aumenta. Infine, per le nuove stipule risulta sempre più consigliabile confrontare il costo totale di un mutuo fisso rispetto a uno variabile, tenendo conto che, con un eventuale incremento di 25 punti base, il vantaggio del variabile si ridurrebbe significativamente, passando da 49 € a 31 € di risparmio mensile.



