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28 Settembre 2026

Compravendite a Bergamo salgono, ma i mutui costano di più

Le compravendite residenziali a Bergamo registrano una crescita sostenuta, ma i nuovi tassi della BCE alzano le rate dei mutui, mettendo pressione sulle famiglie.

Compravendite a Bergamo salgono, ma i mutui costano di più

Il mercato immobiliare bergamasco mostra segnali di vitalità: le transazioni residenziali tra gennaio e giugno 2026 sono cresciute del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato supera la media nazionale, che si è mantenuta intorno al 2,1%, e indica una domanda ancora forte nella zona alpina. Tuttavia, l’inasprimento della politica monetaria europea, con la BCE che ha spinto i tassi al 2,5%, comincia a pesare sui costi di finanziamento per le famiglie.

Le compravendite a Bergamo segnano un balzo del 2,8% nel primo semestre

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, in provincia di Bergamo si sono contabilizzate 8.851 operazioni di compravendita residenziale nei primi sei mesi del 2026. Il capitale urbano ha guidato la crescita: a Bergamo città le transazioni sono passate da 943 a 1.109, registrando un incremento del 17,6%, mentre il resto della provincia è cresciuto di appena l’1%, da 7.666 a 7.742 unità. Il trend positivo dimostra una reale fame di casa nella zona, nonostante la carenza di abitazioni a prezzi accessibili per la famiglia media.

Concentrazione urbana e spostamenti verso l’hinterland

L’offerta limitata nel centro urbano spinge gli acquirenti a guardare verso i comuni limitrofi. Zone come Torre Boldone si avvicinano al sold out così come l’area che si estende verso Alzano Lombardo. Verso la pianura, i comuni di Zanica e Azzano San Paolo stanno vivendo un buon movimento, ma la disponibilità rimane insufficiente. Gianfederico Belotti, agente immobiliare e direttore di Valore Casa&Terreni, osserva che la crescita dei prezzi rende sempre più difficile trovare bilocali o trilocali adatti a una famiglia medio-reddituale.

Il nuovo rialzo dei tassi BCE al 2,5% e il suo impatto sui mutui

Il 10 settembre 2026 la BCE ha aumentato i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale, portandoli al 2,5%. Questo intervento, mirato a contenere l’inflazione, si traduce in un costo aggiuntivo per i mutui, sia per chi li stipula ora sia per chi ha già un contratto a tasso variabile. Una simulazione di MutuiSupermarket indica che un mutuo variabile da 150.000 euro con durata trentennale subirà un aggravio di circa 232 euro all’anno. Parallelamente, Credipass ha calcolato che un finanziamento di 130.000 euro per 25 anni impiegherà fino a 13.489 euro in più rispetto alle condizioni di febbraio, a causa dell’aumento di Irs ed Euribor.

Possibili ulteriori rialzi e le prospettive per il mercato

Le aspettative di mercato suggeriscono un possibile nuovo aumento dei tassi nella riunione del 29 ottobre e, in linea di principio, un altro rialzo all’inizio del 2027. Se questi scenari si dovessero concretizzare, il peso sulle famiglie in fase di acquisto potrebbe crescere ulteriormente, riducendo la capacità di spesa e potenzialmente frenando il ritmo delle compravendite. Nell’ultimo periodo, circa il 50% delle operazioni immobiliari è stato finanziato tramite mutuo, quindi l’impulso dei tassi rappresenta una variabile cruciale per la sostenibilità del mercato bergamasco.

Le famiglie dovranno valutare con attenzione se accelerare l’acquisto per evitare futuri rincari o attendere una possibile stabilizzazione della politica monetaria europea.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.