Le piccole e medie imprese italiane stanno vivendo una trasformazione significativa nel loro approccio al credito. Tradizionalmente visto come un tabù, oggi il debito è diventato uno strumento strategico per sostenere la crescita e garantire la stabilità finanziaria. Questo cambiamento culturale è evidenziato da recenti studi che mostrano come le PMI italiane stiano utilizzando il credito in modo più consapevole rispetto alle loro controparti europee.
In un contesto economico in evoluzione, la capacità di gestire efficacemente la liquidità è diventata cruciale per la sopravvivenza e lo sviluppo delle imprese. Le PMI italiane stanno dimostrando una maggiore apertura verso il credito, utilizzandolo per finanziare le operazioni quotidiane e cogliere nuove opportunità di business.
Il cambiamento culturale nel rapporto con il debito
Secondo uno studio condotto da Qonto in collaborazione con Appinio, solo il 40% degli imprenditori italiani ha ridotto o saltato il pagamento del proprio stipendio nell’ultimo anno, un dato significativamente più basso rispetto alla media europea. Questo indica una maggiore propensione a utilizzare il credito per mantenere la liquidità e sostenere l’attività.
Tuttavia, nonostante questa apertura, il 45% delle PMI italiane non ha mai cercato finanziamenti. Tra queste, il 57% dichiara di non averne bisogno, mentre il 36% considera il debito un segnale di fallimento. Questo approccio può frenare lo sviluppo, poiché il 28% delle aziende europee ha perso opportunità di crescita per mancanza di capitali.
Le barriere psicologiche e culturali
Le barriere al credito non sono solo tecniche, ma anche psicologiche e culturali. Il 36% degli imprenditori europei associa il debito a una cattiva gestione finanziaria, il 33% teme di perdere il controllo sulle decisioni aziendali e il 35% non accetta l’idea di indebitarsi. Inoltre, il 77% dichiara di essere orgoglioso di gestire l’impresa senza supporto esterno.
In Italia, la situazione è diversa. Il 56% delle PMI ha già utilizzato strumenti di finanziamento, il 49% non riscontra difficoltà di accesso e solo il 21% ha perso opportunità di business per mancanza di credito. Tra chi non si indebita, il 30% rifiuta l’idea in sé e il 20% ne contesta i costi elevati, mentre il 76% rivendica l’orgoglio dell’autonomia gestionale.
Le soluzioni di Qonto per le PMI italiane
Per rispondere alle esigenze delle PMI italiane, Qonto ha ampliato la sua offerta lanciando la carta di credito e il fido, strumenti che completano la suite per il credito a breve termine. Questi prodotti sono stati introdotti per rispondere a un bisogno specifico: secondo indagini interne della società, il 50% dei clienti affronta gap di liquidità a breve termine e l’84% prevede di avere bisogno di finanziamenti nei prossimi 12 mesi.
L’introduzione di questi nuovi prodotti si inserisce nel percorso strategico di Qonto verso l’ottenimento della licenza bancaria, la cui domanda è stata presentata a luglio 2026 presso l’autorità di vigilanza francese (Acpr). “Il tema del finanziamento emerge spesso dal confronto quotidiano con i nostri clienti in Italia”, spiega Lorenzo Pireddu, managing director Sud Europa di Qonto. “L’introduzione della carta di credito e del fido ci permette di ampliare le soluzioni sia per spese come viaggi o magazzino, sia per garantire pagamenti fondamentali come stipendi e fornitori nei momenti di pressione sulla liquidità.”
La situazione critica dei finanziamenti alle PMI
Nonostante l’apertura verso il credito, le PMI italiane stanno affrontando una situazione critica con un calo significativo dei finanziamenti e un aumento dei costi del credito. Secondo i dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato, a marzo 2026 i prestiti alle piccole imprese italiane sono diminuiti del 4,3% su base annua, mentre per il comparto artigiano la contrazione è stata dell’8,8%. Dal 2019, la riduzione dei finanziamenti alle piccole imprese ha raggiunto il 25,9%, pari a 34 miliardi di euro, mentre per gli artigiani è arrivata al 39,3%.
In Emilia-Romagna, la situazione è meno critica rispetto ad altre regioni, ma comunque preoccupante. La regione registra una diminuzione del 4,3% dei prestiti alle piccole imprese, con un tasso per le piccole imprese che si attesta al 7,2%, contro valori che arrivano al 10,6% in Sardegna.
Le conseguenze per le piccole imprese
La stretta sul credito ha conseguenze significative per le piccole imprese. Il 42% delle aziende dell’area euro ha segnalato un aumento dei tassi applicati ai prestiti bancari, contro il 26% del trimestre precedente. Sono aumentati anche altri costi di finanziamento, come commissioni e spese, mentre il 10% delle imprese ha rilevato un incremento delle richieste di garanzie.
Questo quadro è particolarmente delicato per le micro e piccole imprese, che hanno generalmente meno possibilità di ricorrere a fonti alternative di finanziamento rispetto alle aziende di maggiori dimensioni. Spesso dipendono maggiormente dal credito bancario per sostenere gli investimenti e la gestione ordinaria. Senza un’inversione di tendenza, il rischio è quello di un ulteriore indebolimento del tessuto produttivo italiano.



