Negli ultimi mesi l’azione restrittiva della politica monetaria ha inciso sui parametri di riferimento, avvicinando le condizioni offerte per i mutui a tasso fisso e quelli a tasso variabile. Chi aveva puntato sul variabile per sfruttare un minor costo iniziale sta già vedendo affievolirsi quel vantaggio: l’andamento del mercato ha fatto salire i parametri utilizzati per il calcolo delle rate, con conseguenze misurabili sia sull’importo mensile sia sul costo totale del finanziamento.
Questo testo illustra con numeri e scenari concreti l’effetto del rialzo dei tassi su un esempio operativo, indica come cambia il risparmio tra le due soluzioni e riepiloga le alternative tecniche che i mutuatari possono considerare per gestire il rischio di tasso.
Incremento dei parametri e impatto su rata e costo totale
L’innalzamento dei tassi di riferimento ha già trovato riscontro nei valori dell’euribor e in altri indici finanziari usati per i mutui variabili, provocando aumenti nelle rate. In termini pratici, per un mutuo ventennale di 140.000 euro lo spostamento dei tassi si traduce in un aumento mensile sufficiente a pesare sul bilancio familiare: la rata passa da circa 747 euro a circa 764 euro con un incremento intorno ai 17 euro al mese. Sul totale del finanziamento questo si traduce in una maggiorazione di oltre 4.100 euro rispetto al profilo precedente.
Variazione del tasso medio sui prodotti variabili
Le analisi sui portafogli di prodotti mostrano una tendenza di salita del tan medio per i mutui variabili a durata lunga (20-30 anni): un valore indicativo passa da 2,58% a maggio a circa 2,83% a giugno. Questo movimento riduce il differenziale di costo con i mutui a tasso fisso e rende meno marcato il vantaggio economico del variabile rispetto al fisso.
Quanto si restringe il risparmio rispetto al fisso
Confrontando le rate di due prodotti di uguale importo e durata, il beneficio immediato del variabile diminuisce. Nell’esempio citato il risparmio mensile offerto inizialmente dal variabile, pari a circa 56 euro si è ridotto a 39 euro. In termini di importo complessivo risparmiato, uno scenario in cui non si verificassero ulteriori rialzi mostrava in precedenza una differenza sostanziale, mentre ora quella differenza è molto più contenuta: il risparmio cumulato tra variabile e fisso può scendere dai circa 13.441 euro iniziali a poco più di 5.110 euro se si concretizzano ulteriori strette di politica monetaria.
Effetto psicologico e scelte dei mutuatari
Il minore vantaggio economico del variabile, unito all’incertezza sull’andamento futuro dei tassi, ha spinto molte famiglie verso scelte prudenti. Storicamente, una larga maggioranza dei sottoscrittori ha optato per il tasso fisso per evitare oscillazioni imprevedibili nella rata: questa preferenza ha contribuito a contenere la vulnerabilità dei bilanci familiari durante i periodi di irrigidimento dei tassi.
Strumenti e opzioni per limitare il rischio di rialzi
Per chi vuole mantenere una quota di variabile ma ridurre l’esposizione agli aumenti esistono soluzioni tecniche concrete. Il mutuo variabile con cap prevede una soglia massima di tasso oltre la quale la rata non può salire, offrendo una sorta di rete di sicurezza senza rinunciare completamente al beneficio iniziale del variabile. In alternativa, il tasso misto introduce flessibilità contrattuale: è possibile passare da fisso a variabile o viceversa in determinati momenti, modulando l’esposizione in base all’evoluzione del mercato.
Infine, resta disponibile il diritto di surroga chi ritiene di poter trovare condizioni migliori può trasferire il finanziamento a un altro istituto, spesso senza costi aggiuntivi, rinegoziando durata e tasso. Si tratta di uno strumento operativo utile per adattare la scelta iniziale alle nuove condizioni di mercato.
Chi può ancora considerare il variabile
Il tasso variabile può continuare a essere una soluzione sensata per chi dispone di una maggiore capacità di sostenere variazioni della rata e ha una visione informata delle prospettive economiche. Tuttavia, il margine di risparmio è già ridotto rispetto ai mesi precedenti e potrebbe restringersi ulteriormente in caso di nuovi rialzi, perciò la decisione va bilanciata con attenzione tra vantaggio immediato e rischio futuro.
Valutare alternative come il cap, il tasso misto o la surroga può essere utile per proteggere la sostenibilità del mutuo nel medio-lungo periodo.



