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24 Settembre 2026

Cina sfrutta la Mongolia per data center AI: vantaggi e costi

Mongolia diventa hub per l’AI cinese grazie a costi terreni bassi, clima freddo e energia verde, ma la corsa ai data center solleva questioni energetiche e sociali.

Cina sfrutta la Mongolia per data center AI: vantaggi e costi

Negli ultimi anni la Mongolia interna si è trasformata da zona rurale a punto nevralgico per la intelligenza artificiale cinese. Città come Ulanqab, un tempo nota come la “capitale delle patate”, ospitano oggi strutture di calcolo che supportano giganti tecnologici come Huawei, ByteDance e DeepSeek. La combinazione di terreni a prezzo contenuto, inverni rigidi e una sorgente abbondante di energia eolica e solare rende la regione particolarmente attraente per le nuove architetture di cloud computing.

Ulanqab e i nuovi poli digitali cinesi

Le costruzioni stanno procedendo a ritmo serrato: cantieri con centinaia di operai, nuovi moduli prefabbricati e piani per ulteriori espansioni nei prossimi anni. I data center sfruttano il freddo naturale per ridurre il consumo di energia destinato al raffreddamento, mentre le turbine eoliche locali forniscono una quota importante di energia verde. Tuttavia, la trasformazione non è priva di tensioni: alcuni agricoltori lamentano la perdita di terreni coltivabili, mentre altri vedono nei nuovi impianti una via d’uscita per i figli, grazie a lavori tecnici e amministrativi legati al settore.

Impatto sulle comunità locali

Le autorità hanno avviato programmi di ricollocazione per i villaggi che si trovano sul percorso delle infrastrutture, ma la trasparenza delle compensazioni resta limitata. Per la popolazione, la presenza delle strutture high-tech rappresenta sia una promessa di sviluppo economico sia una fonte di preoccupazione per la sostenibilità ambientale e la gestione delle risorse idriche in una zona arida.

Domanda energetica globale dei data center

Le previsioni indicano che tra il 2025 e il 2030 Stati Uniti, Cina e Unione Europea avranno bisogno di oltre 3.300 TWh di energia aggiuntiva. Di questi, circa 398 TWh saranno assorbiti dai data center, con gli USA che assumeranno il 47,5% dell’incremento totale, pari a 203 TWh. In Cina, i data center contribuiranno con 160 TWh, cioè il 6,2% della nuova domanda elettrica, mentre l’Unione Europea si aspetta un incremento di 35 TWh. Questi numeri mostrano come la rivoluzione digitale e la transizione verso fonti pulite siano ormai intrecciate.

Strategie cinesi: energia verde, talenti e open source

Pe­chino punta a alimentare la crescente rete di data center con energia rinnovabile entro il 2030, ma una parte della domanda resta legata al carbone e al nucleare. La spinta verso i piccoli reattori modulari e gli esperimenti di fusione evidenzia l’importanza di una fornitura costante e ad alta densità. Parallelamente, la Cina forma annualmente circa cinque milioni di laureati in discipline scientifiche e tecnologiche, creando un bacino di talenti pronto a lavorare su progetti che coniugano AI, fisica nucleare, nuovi materiali e farmacologia.

Il modello open source è promosso come leva competitiva: la condivisione di algoritmi consente alle aziende locali di colmare il divario imposto dalle restrizioni statunitensi sui chip più avanzati, accelerando l’innovazione senza dover dipendere da fornitori esterni.

Espansione di Alibaba in Europa e implicazioni geopolitiche

Alibaba sta aprendo le sue prime regioni cloud in Finlandia, Paesi Bassi e Turchia, con l’obiettivo di potenziare la capacità di calcolo a oltre 20 GW entro il 2032. L’investimento comprende anche l’introduzione del chip Zhenwu V900, definito “il più potente in Cina”, che promette prestazioni pari a doppie rispetto a soluzioni internazionali. La mossa arriva in un contesto di tensioni commerciali tra USA e Cina, dove le restrizioni alle esportazioni di semiconduttori hanno spinto Pe­chino a puntare su soluzioni domestiche e a consolidare la propria influenza su standard, governance e sicurezza dell’AI a livello globale.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.