Nel panorama europeo dei mutui, l’Italia si distingue per tassi particolarmente competitivi. Nel quarto trimestre del 2026, il tasso medio sui mutui si è attestato al 3,38%un valore che, nonostante un lieve aumento rispetto al trimestre precedente, rimane tra i più bassi del continente.
Questo dato posiziona l’Italia in una fascia di prezzo vantaggiosa rispetto a molti Paesi europei, offrendo alle famiglie italiane opportunità interessanti per l’acquisto della casa. Ma quali sono i fattori che influenzano questa situazione e cosa ci si può aspettare per il futuro?
Il confronto europeo: dove l’Italia brilla
Il tasso medio italiano del 3,38% è significativamente inferiore rispetto a quello di molti altri Paesi europei. Ad esempio, in Ungheria il tasso medio ha raggiunto il 6,46%in Romania il 5,82% e in Norvegia il 5,09%. Anche nel Regno Unito i mutui risultano più costosi, con una media del 4,18%pari a 80 punti base in più rispetto all’Italia.
Più vicini ai livelli italiani si collocano Germania (3,71%), Olanda (3,60%) e Grecia (3,55%), mentre solo Belgio (3,33%), Danimarca (3,14%), Francia (3,09%) e soprattutto Spagna (2,63%) registrano condizioni migliori.
Variabile vs fisso: quale scelta conviene?
Secondo l’Osservatorio di, attualmente il tasso variabile continua a essere più conveniente rispetto al fisso. Il TAN medio dei mutui variabili — considerando offerte green e standard — si attesta infatti al 2,62%contro il 3,37% del fisso. Su un mutuo a 30 anni da 150.000 euro, questo si traduce in una rata mensile di 602 euro contro i 663 euro del fisso: un risparmio immediato di 61 € al mese e oltre 21.800 euro di interessi in meno sull’intera durata del finanziamento.
Tuttavia, l’attuale scenario geopolitico e le tensioni energetiche potrebbero cambiare rapidamente il quadro. Secondo molti analisti, il conflitto in Medio Oriente e le sue conseguenze sull’inflazione potrebbero spingere la BCE a intervenire sui tassi entro fine anno.
Le previsioni per il futuro
I mercati ipotizzano già un primo rialzo nella riunione dell’11 giugno 2026. Un aumento di 25 punti base porterebbe il TAN medio del variabile al 2,87%con una rata mensile che salirebbe a 622 € (+20 € rispetto a oggi) e un incremento del costo totale del mutuo di circa 7.400 euro.
Con due rialzi da 25 punti base ciascuno, il TAN medio del variabile arriverebbe invece al 3,12%con una rata di 642 € al mese (+40 € rispetto a oggi). In questo scenario, il vantaggio del variabile rispetto al fisso si ridurrebbe sensibilmente, sia in termini di rata sia di costo complessivo del finanziamento.
La forbice con il tasso fisso si ridurrebbe così a soli 25 punti base, con una differenza sulla rata mensile di appena 20 € a favore del variabile. Anche in questo scenario, il tasso variabile continuerebbe comunque a garantire un risparmio complessivo di circa 7.400 € sull’intera durata trentennale del mutuo.
Le parole degli esperti
“Come confermano i dati dell’European Mortgage Federation, il mercato italiano dei mutui rimane competitivo e continua a mostrare un grande potenziale”, commenta Alessio SantarelliCEO di. “Nell’ultimo trimestre dello scorso anno il tasso medio sui mutui in Italia è stato tra i più convenienti in Europa: solo in Spagna è possibile trovare condizioni concretamente più favorevoli rispetto alle nostre. I mutuatari italiani possono quindi continuare a contare su tassi interessanti e sulla forte competitività degli istituti di credito, che continuano a proporre soluzioni vantaggiose e spread contenuti, soprattutto sul tasso fisso.”
Luca Bertalot, Segretario Generale EMF-ECBC aggiunge: “L’accessibilità abitativa, la transizione climatica, i cambiamenti demografici e le tensioni geopolitiche stanno ridefinendo i sistemi abitativi a livello globale. Governi e famiglie si trovano oggi a gestire risorse sempre più limitate a fronte di una domanda crescente di abitazioni, soprattutto nelle grandi aree urbane. In questo scenario, il mercato europeo dell’housing finance — e in particolare quello italiano — continua a distinguersi per solidità e competitività, elementi fondamentali per sostenere le famiglie e favorire investimenti di lungo periodo, soprattutto in questa fase storica caratterizzata da forte incertezza.”



