La Banca Centrale Europea (Bce) ha deciso di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli allo 0,25%. Questa decisione avrà un impatto significativo su mutui, prestiti e risparmi di milioni di cittadini dell’Eurozona.
Se non sei esperto di finanza, non preoccuparti. Questo articolo ti spiegherà in modo semplice cosa significa questo rialzo dei tassi e come potrebbe influenzare la tua vita quotidiana.
Cosa ha fatto la Bce e perché
La Bce è l’istituzione che gestisce la politica monetaria dei paesi che utilizzano l’euro. Uno dei suoi compiti principali è stabilire il tasso di interesse a cui le banche possono prendere in prestito denaro. Quando la Bce alza i tassi, le banche devono pagare di più per finanziarsi e,
Questa volta, la decisione è stata presa per contrastare l’inflazione, che è tornata a salire a causa della crisi energetica scatenata dal conflitto in Medio Oriente. La Bce prevede che l’inflazione si attesti al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028.
Impatto sui mutui a tasso variabile
Se hai un mutuo a tasso variabile la rata potrebbe aumentare. I mutui a tasso variabile sono infatti legati all’Euribor un indice che riflette il costo del denaro nel mercato interbancario europeo. Un rialzo di 25 punti base potrebbe portare a un aumento della rata mensile di circa 25-30 euro per un mutuo da 200.000 euro con 20 anni residui.
Se la Bce dovesse alzare i tassi ancora, l’impatto complessivo potrebbe superare i 70-100 euro mensili in più rispetto a qualche mese fa. Potrebbe essere il momento giusto per valutare una surroga cioè il trasferimento del mutuo a un’altra banca a condizioni migliori.
Effetti sui prestiti personali e sui risparmi
Se hai un prestito personale a tasso variabile, anche in questo caso la rata potrebbe aumentare. Se invece il tasso è fisso, non ci saranno cambiamenti fino alla scadenza del contratto.
Per quanto riguarda i risparmi chi ha soldi fermi sul conto corrente potrebbe iniziare a trovare condizioni più interessanti sui conti deposito e sui titoli di Stato. Con il rialzo dei tassi, le banche devono offrire di più per raccogliere liquidità e lo Stato paga cedole più generose per finanziarsi.
Ad esempio, i conti deposito vincolati più competitivi potrebbero salire verso il 3,2-3,5% lordo annuo, intorno al 2,4-2,6% netto dopo la tassazione al 26%. Su 10.000 euro vincolati per 12 mesi, un conto deposito al 3% lordo ti renderebbe circa 220 euro netti.
Sul fronte obbligazionario, i BTP rendono già sopra il 3% netto annuo nelle scadenze medie. Con i tassi in rialzo, questa finestra potrebbe tendere ad allargarsi ancora.



