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1 Settembre 2026

Prestiti e credito al consumo: le novità del decreto del 2026

Il 2026 porta con sé importanti modifiche alle regole sui prestiti e il credito al consumo. Scopri come queste nuove normative influenzeranno banche e consumatori.

Prestiti e credito al consumo: le novità del decreto del 2026

Il panorama dei prestiti e del credito al consumo sta subendo una trasformazione significativa nel 2026. Le nuove regole, introdotte dal decreto del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr), pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 17 agosto, mirano a rafforzare la trasparenza e la sostenibilità del debito per i consumatori.

Queste modifiche non riguardano solo i tradizionali prestiti personali, ma anche le formule di pagamento dilazionato utilizzate nei negozi e negli acquisti online. Vediamo insieme cosa cambia e come queste novità impatteranno sul mercato.

Estensione della soglia del credito al consumo

Una delle principali novità introdotte dal decreto è l’aumento della soglia del credito al consumo, che passa da 75.000 a 100.000 euro. Questa modifica, in linea con la direttiva Ue 2023/2225, estende il perimetro di tutela per tutti i finanziamenti richiesti da persone fisiche per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale.

Per i prestiti di importo medio-alto, banche e intermediari finanziari sono tenuti a rispettare rigidi standard di trasparenza precontrattuale e contrattuale. Inoltre, viene imposto un controllo più rigoroso sulla sostenibilità del debito per prevenire fenomeni di sovraindebitamento, escludendo tuttavia l’uso di dati provenienti dai social network.

Nuove regole per i pagamenti a rate

Le formule di pagamento dilazionato, che consentono di acquistare immediatamente un bene pagandolo successivamente a rate, perdono i precedenti benefici di esclusione e vengono ora qualificate a tutti gli effetti come credito ai consumatori. Se la rateizzazione viene gestita attraverso un accordo con una società finanziaria esterna, l’operazione viene considerata a tutti gli effetti come un prestito offerto da terzi, con l’applicazione delle relative regole.

Per i piccoli prestiti, ovvero quelli di importo inferiore a 200 euro, è stata introdotta una clausola anti-frazionamento per evitare l’aggiramento normativo. Qualora un’unica operazione economica venga suddivisa in più contratti, i crediti frazionati verranno sommati e considerati come un importo unico.

Eccezioni e pubblicità dei prestiti

Non tutte le dilazioni sono soggette alle nuove regole. Restano escluse, ad esempio, le dilazioni concesse direttamente dal venditore e senza costi, quando il pagamento avviene entro cinquanta giorni dalla consegna e non interviene un soggetto terzo che offra il credito. Inoltre, sono escluse le dilazioni entro quattordici giorni offerte da determinati operatori dell’e-commerce, per le carte di debito differito rimborsabili entro quaranta giorni senza interessi o spese e per alcuni finanziamenti concessi dal datore di lavoro ai propri dipendenti.

La riforma ha anche introdotto nuove regole per la pubblicità dei prestiti. Gli annunci relativi ai contratti di credito dovranno contenere un’avvertenza chiara e visibile sul costo dell’indebitamento. La formula prevista è: “Attenzione! Prendere in prestito denaro costa denaro”. Inoltre, vengono vietate alcune tecniche pubblicitarie considerate potenzialmente fuorvianti, come suggerire che ottenere un finanziamento possa migliorare la situazione finanziaria del consumatore.

Controlli sulla capacità di rimborso

La riforma rafforza il principio del merito creditizio. Il finanziatore deve effettuare una valutazione approfondita della capacità del consumatore di sostenere gli impegni assunti, per prevenire concessioni irresponsabili e situazioni di sovraindebitamento. È vietato il trattamento dei dati ottenuti dai social e delle categorie particolari di dati personali previste dal regolamento europeo sulla protezione dei dati.

Infine, se il consumatore non ha ricevuto le condizioni contrattuali e le informazioni previste dalla legge, il periodo per esercitare il recesso può arrivare fino a dodici mesi e quattordici giorni dalla conclusione del contratto. In caso di rimborso prima della scadenza, il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito proporzionata alla durata residua del contratto.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.