Il dibattito pubblico su come destinare le risorse pubbliche verso i settori chiave dell’economia nazionale è tornato al centro dell’attenzione. Tre avvenimenti distinti – la discussione sugli investimenti dei porti di La Spezia e Marina di Carrara, il rinvio del dossier Milano-Torino per l’integrazione aeroportuale e i risultati della blue economy – illustrano le diverse sfide che il Paese deve affrontare per rafforzare la propria competitività.
Controversia sugli investimenti dei porti di La Spezia e Marina di Carrara
Il presidente di Confindustria La Spezia, Alessandro Laghezza ha definito eccessivi gli ingenti investimenti previsti per l’area portuale di Marina di Carrara, sostenendo che le risorse pubbliche dovrebbero essere concentrate sui poli strategici con il più alto impatto logistico e industriale. Laghezza ha inoltre chiesto l’introduzione di un quadro normativo più rigoroso per coordinare a livello nazionale le decisioni infrastrutturali, al fine di evitare la dispersione di fondi tra interessi locali.
Risposta della sindaca di Carrara
Serena Arrighi, sindaca di Marina di Carrara, ha contestato energicamente le affermazioni, definendole grave e irricevibile. Ha ribadito che l’Autorità portuale, dalla sua costituzione, ha generato sinergie positive tra i due territori, contribuendo alla crescita economica di entrambe le realtà. Per Arrighi, la città non è una “sorella minore” di La Spezia, ma un attore principale nel sistema portuale nazionale, frutto di un lavoro congiunto.
Secondo Laghezza la priorità è garantire che i finanziamenti pubblici siano diretti verso gli hub più produttivi, evitando la logica di “campanile” che ha finora ostacolato la capacità competitiva del sistema portuale italiano sul mercato internazionale.
Dossier Milano-Torino: ritardo e nuova governance di Caselle
Il progetto di integrazione tra gli aeroporti di Milano (Malpensa e Linate) e Torino (Caselle) ha subito un rinvio: le conclusioni dello studio di fattibilità saranno disponibili a ottobre, invece del precedente termine di settembre. L’amministratore delegato di Sea Armando Brunini, ha annunciato il posticipo, sottolineando la complessità della fusione operativa tra tre scali con ruoli differenti.
Quote e controllo della nuova super-società
Il fondo 2i Aeroporti controllato da F2i e Asterion, detiene la totalità di Sagat (gestore di Caselle) e il 45 % di Sea. Nonostante la presenza di un forte capitale privato, il Comune di Milano manterrà la maggioranza assoluta nella nuova entità, con una partecipazione prevista intorno al 51 %. Torino, invece, sarà un osservatore istituzionale senza partecipazione azionaria diretta.
Nel nuovo assetto, Malpensa continuerà a operare come hub internazionale per voli a lungo raggio, Linate resterà il city airport dedicato a traffico business e collegamenti europei, mentre Caselle dovrà consolidare la propria identità di scalo regionale orientato al segmento low-cost, con l’obiettivo di attrarre vettori turistici e migliorare la connessione del Piemonte.
Investimenti previsti dal Master Plan 2032
Il Master Plan approvato da ENAC prevede per Caselle un investimento complessivo di 114 milioni di euro entro il 2032. Queste risorse sono destinate a potenziare la flessibilità operativa, i servizi a terra e la capacità di gestire una maggiore frequenza di voli low-cost. Il dirigente di Sagat, Andrea Andorno, ha sottolineato come l’integrazione con il più grande gruppo aeroportuale possa accelerare l’esecuzione dei cantieri, replicando modelli virtuosi già adottati in altre realtà europee.
Blu economy italiana: occupazione, valore aggiunto e prospettive di crescita
Nel contesto della blue economy l’Italia ha registrato una crescita significativa negli ultimi tre anni. Il valore aggiunto del comparto marittimo ha superato i 79 miliardi di euro con un aumento superiore al 22 % tra il 2022 e il 2024. Oggi, più di 1,1 milioni di persone sono occupate nelle filiere legate al mare, mentre il settore rappresenta circa il 12 % del PIL nazionale.
Il ministro per le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha evidenziato che la blu economy è guidata da quattro pilastri: filiere tradizionali, tecnologie marine, protezione delle infrastrutture strategiche e sviluppo dell’area subacquea. Secondo i dati del gruppo Teha (Ambrosetti) e del centro studi Tagliacarne, l’effetto moltiplicatore del comparto è pari a 1,8, generando complessivamente 224,8 miliardi di euro nell’economia italiana.
Le otto filiere marine hanno registrato una crescita costante, con una previsione di aumento del 7,1 % nel 2025. Il governo ha indicato la volontà di proseguire negli investimenti per potenziare le tecnologie innovative, migliorare la sicurezza delle infrastrutture costiere e rafforzare il ruolo dell’Italia come «ponte» tra Europa, Africa e Oriente nel Mediterraneo.



