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18 Giugno 2026

Perché la Nigeria controlla il 60% delle stablecoin nella regione

La Nigeria ha catturato il 60% del traffico di stablecoin nella Africa subsahariana con afflussi per 59 miliardi di dollari tra luglio 2026 e giugno 2026; questa tendenza riflette costi di rimesse elevati, volatilità della naira e la proposta di una legge sulle licenze per le criptovalute inviata al Senato per una revisione di 4 settimane.

Perché la Nigeria controlla il 60% delle stablecoin nella regione

Negli ultimi dodici mesi la relazione del Fondo Monetario Internazionale ha messo in luce una trasformazione significativa nei flussi di pagamento transfrontalieri della Nigeria. Tra e giugno 2026 il Paese ha registrato afflussi di criptovalute per circa 59 miliardi di dollari assicurandosi quasi il 60% del traffico di stablecoin nell’Africa subsahariana un fenomeno che il FMI sintetizza con la frase: “FMI: i stablecoin passano da mercato di nicchia a principale canale di pagamento”.

Il passaggio verso token ancorati al dollaro non è casuale: le imprese e le famiglie nigeriane cercano strumenti più economici e rapidi rispetto ai canali bancari tradizionali. A influenzare la scelta contribuiscono sia i costi delle rimesse sia la perdita di fiducia nella valuta locale, con effetti che sollevano questioni di politica economica e di vigilanza.

Ragioni economiche e confronto sui costi delle rimesse

Le statistiche richiamano l’attenzione sui costi medi del trasferimento di denaro verso l’Africa subsahariana: la commissione media è stimata intorno al 9% per una transazione di 200 dollari contro una media mondiale del 6% secondo i dati della Banca Mondiale citati nel rapporto del FMI. Questa discrepanza rende le stablecoin un’alternativa attraente, poiché consentono trasferimenti quasi istantanei tramite smartphone e portafogli digitali a costi notevolmente inferiori.

L’adozione delle valute digitali ancorate al dollaro risponde anche a una necessità pratica: conservare valore al di fuori della volatile naira. In questo senso le stablecoin funzionano come un ponte tra i mercati delle criptovalute e l’economia quotidiana riducendo l’impatto della svalutazione sulla capacità di acquisto degli operatori locali.

Implicazioni regolamentari e interventi del legislatore

Il quadro normativo nigeriano sta rapidamente assumendo un ruolo centrale nella dinamica in atto. Il Senato nigeriano ha trasmesso un disegno di legge sulle licenze per le criptovalute alla Commissione per il mercato dei capitali per una revisione della durata di 4 settimane. Il provvedimento, passato a una seconda lettura con voto a maggioranza, punta a introdurre l’obbligo di licenza per le piattaforme che gestiscono asset digitali e a rafforzare le tutele per gli investitori.

La proposta normativa arriva dopo anni di incertezza che, secondo gli operatori del settore, è stata aggravata da una direttiva restrittiva emessa dalla Banca Centrale della Nigeria nel 2026 sotto la guida dell’ex governatore Godwin Emefiele misura che avrebbe spinto una parte delle transazioni verso canali opachi e mercati non regolamentati. I promotori della legge ritengono che la normativa formale sia necessaria per riportare le attività nel settore in un contesto sorvegliato e competitivo.

Rischi per la politica monetaria e la vigilanza

Il FMI ha posto l’accento sui rischi connessi a un’adozione diffusa di token ancorati al dollaro: una sostituzione su larga scala della valuta nazionale potrebbe indebolire gli strumenti di politica monetaria della banca centrale, riducendo la domanda di naira e complicando la gestione macroeconomica. Inoltre, lo spostamento di transazioni verso portafogli digitali privati rende più difficile la sorveglianza, aumentando il rischio di flussi finanziari illeciti e di finanziamento del terrorismo, problemi che il disegno di legge mira ad affrontare attraverso norme di licenza e controlli più stringenti.

La posizione nigeriana viene osservata con attenzione nella regione: legislatori ed economisti temono che senza regole chiare la Nigeria possa perdere terreno rispetto ad altri mercati dell’Africa subsahariana come il Sudafrica e il Kenia che procedono con approcci regolatori differenti per integrare le tecnologie finanziarie nel sistema formale.

Il dibattito politico e la revisione legislativa in corso determineranno se questo fenomeno sarà incanalato in un mercato più sicuro e regolamentato o se proseguirà la sua evoluzione in spazi meno trasparenti.

Autore

Niccolò Conforti

Niccolò Conforti ha seguito il lancio di una startup napoletana in un incontro al Centro Direzionale, sostenendo una linea editoriale pro-innovazione nel settore fintech. Analista fintech, porta un dettaglio biografico: mantiene un registro delle prime pitch a cui ha assistito a Napoli.