Nel corso delle rilevazioni più recenti è emerso un aumento significativo del costo dei finanziamenti per l’acquisto di abitazioni: il tasso annuale effettivo globale (Taeg) sui nuovi mutui sottoscritti dalle famiglie si è posizionato al 3,96% in rialzo rispetto al 3,91% del mese precedente. Questo movimento ha effetti diretti sulla sostenibilità delle rate e sulle scelte di acquisto degli italiani.
L’incremento dei tassi riguarda anche altri segmenti del credito: il credito al consumo presenta un tasso medio del 10,37% (lievemente inferiore al periodo precedente), mentre i nuovi prestiti erogati alle società non finanziarie segnano un tasso del 3,67%. Parallelamente, i tassi passivi applicati ai depositi restano praticamente invariati al 0,65%.
Aumento del Taeg sui nuovi mutui e impatto sulle famiglie
Il consolidamento del Taeg vicino al 4% implica un incremento dei costi mensili per i mutuatari, in particolare per chi ha scelto formule a tasso variabile. Secondo le stime diffuse dagli osservatori di settore, per un mutuo variabile medio la rata mensile può aumentare di decine di euro rispetto a dodici mesi fa, traducendosi in un aggravio significativo sul bilancio annuale delle famiglie. Il presidente di un’associazione di consumatori ha evidenziato che si tratta del livello più elevato registrato dall’agosto del 2026, collegando l’aumento all’inflazione e alle tensioni geopolitiche internazionali che hanno spinto la politica monetaria a irrigidire i propri parametri di riferimento.
Variazioni per tipologie di finanziamento
Nel dettaglio, il credito al consumo mostra un tasso intorno al 10,37%, mentre i tassi applicati alle imprese non finanziarie passano al 3,67%. Questi valori riflettono una generale stretta sui prezzi del denaro che, pur precedendo o anticipando talvolta decisioni delle autorità monetarie, influenza immediatamente il costo delle nuove operazioni di prestito.
Flussi di credito e dinamiche del mercato immobiliare nel 2026
I flussi del credito confermano una crescita complessiva: i prestiti bancari sono aumentati del 3,1% su base annua, con i prestiti alle famiglie in crescita del 2,6% e quelli alle società non finanziarie in aumento del 3,5%. I depositi del settore privato mostrano una crescita più contenuta, intorno al 2,7% mentre la raccolta obbligazionaria segna un +4,1%.
Per il comparto immobiliare, le rilevazioni sulla prima parte del 2026 delineano un quadro sfaccettato: le erogazioni per i nuovi mutui sono salite del 6,6% a fronte però di un calo complessivo dei mutui alle famiglie del 2,1% nel primo trimestre, effetto principalmente attribuibile al crollo delle surroghe e sostituzioni (-58,7%). Questo indica che, nonostante l’incremento dei tassi, la domanda per l’acquisto continua a sostenere una quota importante delle transazioni.
Qualità del credito e trend delle compravendite
Gli indicatori di rischiosità mostrano segnali positivi: il tasso di default sui mutui residenziali è sceso fino al 0,45% nel primo trimestre dell’anno e le sofferenze legate alle compravendite sono in diminuzione. Sul fronte delle compravendite, la domanda si è dimostrata più distribuita sul territorio, con una crescita delle abitazioni nuove particolarmente vivace (+14,6% negli scambi). Le intenzioni di acquisto sono aumentate dal 2,5% al 8,5% nel confronto tra il primo semestre del 2026 e lo stesso periodo del 2026, contribuendo alla resilienza del mercato nonostante il contesto finanziario più severo.
Un altro elemento importante riguarda la qualità energetica degli immobili: la quota di abitazioni comprate o vendute con classi energetiche più elevate è salita dal 6% al 8% tra il 2026 e il primo semestre del 2026. Inoltre, il 67% delle abitazioni ristrutturate rientra nelle classi energetiche medio-alte, quota che raggiunge il 96% nelle nuove costruzioni, evidenziando un’attenzione crescente alla sostenibilità nell’offerta residenziale.
Infine, la dinamica dei prezzi continua a segnare aumenti moderati: su base annua i valori delle abitazioni in ottimo stato sono cresciuti dell’1,4% mentre quelli in buono stato hanno registrato un +1,8%. Tuttavia, alcune grandi città mostrano segnali di raffreddamento che potrebbero anticipare andamenti simili in altri contesti urbani, soprattutto dove la distanza tra capacità di spesa delle famiglie e valori immobiliari è più marcata.



