Nel secondo semestre del 2026 il quadro della domanda di mutui alle famiglie presenta una chiara disomogeneità geografica: il Nord Est è l’unica macroarea in espansione, mentre le altre regioni tornano a livelli di stabilità dopo un forte aumento nei primi sei mesi dell’anno. Questo andamento emerge dall’osservazione delle rilevazioni sulla domanda e offerta di credito a livello territoriale, che mettono in luce sia elementi di comportamento delle famiglie sia la risposta degli intermediari finanziari.
Nel complesso, l’offerta rimane disponibile sul mercato ma si osserva una selezione più marcata sul prezzo del credito: gli istituti adottano condizioni più severe in termini di spread per i casi con maggiore probabilità di insolvenza, lasciando inalterate le condizioni per i profili standard.
Nord Est: unica area in espansione nella seconda metà del 2026
La domanda di mutui nel Nord Est si mantiene su un sentiero di crescita, sostenuta da redditi medi relativamente più solidi, da una presenza capillare di banche locali e da mercati immobiliari con domanda finanziata continua. In tutte le altre macroaree del paese la domanda è tornata su valori di stabilità annullando in parte la diffusione della ripresa osservata nella prima metà del 2026. Il segnale è chiaro: dove il reddito disponibile e la struttura del credito locale offrono continuità, le richieste trovano maggiore spazio; altrove il peso della spesa immobiliare rispetto al reddito limita l’accesso.
Perché il divario territoriale
Il differenziale tra Nord Est e altre aree non deriva da un calo generalizzato delle compravendite, ma da una concentrazione del recupero iniziale del 2026. Famiglie con margini più stretti, prezzi elevati rispetto al reddito o minor anticipo si scontrano con una maggiore selettività bancaria, così la crescita delle richieste di mutuo perde uniformità sul territorio.
Caratteristiche tecniche dei nuovi mutui emessi nel 2026
Le caratteristiche dei contratti mostrano adattamenti concreti delle famiglie alla nuova realtà dei costi e dell’accesso al credito. La durata media delle nuove erogazioni si avvicina a 25 anni con quasi il 50% dei mutui che prevede un ammortamento di almeno 30 anni. L’allungamento dei piani ha lo scopo esplicito di ridurre la rata mensile, ma aumenta l’esposizione complessiva agli interessi per un arco temporale più lungo.
Loan-to-value e profili ad alto rischio
Il rapporto LTV (loan to value at origination) si attesta vicino al 70% a livello nazionale, ma si registra un aumento della quota di erogazioni con LTV superiore all’80%: dal 19,5% del 2026 al 21,4% del 2026. Questa crescita segnala una maggiore presenza di acquirenti che entrano sul mercato con anticipo ridotto. Per tali pratiche le banche applicano spread più elevati, trasferendo parte del rischio sul costo del finanziamento.
Le banche, pur mantenendo una certa disponibilità di capitale, hanno
Flessibilità contrattuale e polizze accessorie
Le opzioni di flessibilità nei piani di rimborso—come la possibilità di sospendere temporaneamente le rate o di estendere la durata residua—restano presenti in circa il 30,5% delle nuove erogazioni, valori quasi stabili rispetto al periodo precedente ma ancora inferiori ai livelli medi osservati nel 2016-2026. Allo stesso tempo, le polizze facoltative diverse dall’assicurazione sull’immobile si mantengono intorno al 34,6% segno che la propensione a coperture aggiuntive è stabile ma non in aumento.
Credito al consumo e domanda delle imprese nel secondo semestre 2026
Il rallentamento della spinta si estende anche al credito al consumo dove le richieste si arrestano in tutte le aree dopo l’incremento della prima parte dell’anno. Le banche adottano una postura più prudente per questi prodotti: la mancanza di garanzie reali come l’immobile e la dipendenza dalla capacità reddituale corrente rendono i prestiti per consumi più sensibili al ritorno di cautela degli intermediari.
Analogamente, la domanda di finanziamenti da parte delle imprese non prosegue nell’aumento nel secondo semestre del 2026, contribuendo a un quadro complessivo di maggiore selettività del credito nell’economia reale.



