Il panorama energetico italiano è in continua evoluzione, con il governo che cerca di bilanciare l’impatto del caro-petrolio sulle famiglie e sulle imprese. In un contesto di prezzi del greggio in ascesa, le misure adottate per contenere i costi dei carburanti stanno mostrando i loro limiti, mentre nuove agevolazioni vengono introdotte per sostenere i settori più colpiti.
L’aumento dei prezzi del petrolio sta mettendo a dura prova il potere d’acquisto degli italiani e la competitività delle imprese, in particolare quelle del settore dell’autotrasporto e del trasporto passeggeri. Di fronte a questa situazione, il governo ha adottato una serie di misure straordinarie, tra cui il taglio delle accise e l’introduzione di un credito d’imposta per compensare le maggiori spese sostenute per l’acquisto di carburante.
Il ritorno dei prezzi ai livelli pre-sconto
Nonostante il taglio delle accise, i prezzi del gasolio e della benzina sono tornati ai livelli registrati prima dell’intervento governativo. Con il Brent sopra i 90 dollari al barile e il Wti vicino agli 85 dollari, il prezzo medio del gasolio in modalità self service ha raggiunto i 2,099 euro al litro, mentre in autostrada si attesta a 2,173 euro al litro. Anche la benzina ha subito un aumento, con un litro che costa in media 1,994 euro al litro in città e 2,070 euro al litro nei distributori autostradali.
La scadenza del decreto accise, prevista per il 24 agosto, ha riacceso i riflettori sulle misure adottate dal governo per contenere i costi dei carburanti. Il taglio delle accise, inizialmente finanziato con uno stanziamento di 245 milioni di euro, ha permesso un risparmio di circa 4,3 euro a pieno per il gasolio venduto nelle città e di 4,1 euro per chi ha fatto rifornimento in autostrada. Tuttavia, l’aumento dei prezzi del petrolio ha vanificato in parte questi benefici, spingendo il governo a valutare nuove misure per sostenere le imprese e le famiglie.
Il credito d’imposta per l’autotrasporto e il trasporto passeggeri
Per sostenere le imprese del settore dell’autotrasporto e del trasporto passeggeri, il governo ha introdotto un credito d’imposta fino al 70% delle maggiori spese sostenute per l’acquisto di gasolio tra marzo e giugno 2026. La misura, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, è rivolta alle imprese italiane ed estere stabilite in Italia che operano nel trasporto merci per conto terzi o nel trasporto di persone.
Le imprese interessate potranno presentare la richiesta dal 1° al 15 settembre 2026 attraverso una piattaforma informatica gestita dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il calcolo della maggiore spesa verrà effettuato prendendo come riferimento il prezzo medio nazionale del gasolio per autotrazione rilevato nel mese di febbraio 2026. Tra i costi rimborsabili rientra anche l’acquisto di biocarburante HVO prodotto da oli vegetali e grassi di scarto.
I veicoli ammessi al bonus
Per poter beneficiare del credito d’imposta, i rifornimenti devono essere stati effettuati su specifiche categorie di mezzi. Nel settore del trasporto merci, sono ammessi esclusivamente i veicoli di categoria Euro 5 ed Euro 6 con massa complessiva a pieno carico pari o superiore a 7,5 tonnellate. Nel trasporto passeggeri, invece, sono ammessi gli autobus delle categorie M2 e M3, vale a dire i veicoli destinati al trasporto di più di nove persone, conducente compreso.
Le critiche e le prospettive future
Nonostante gli sforzi del governo, le misure adottate per contenere i costi dei carburanti hanno suscitato critiche da parte di associazioni di categoria e consumatori. Gino Sciotto, presidente nazionale della Fapi, ha espresso preoccupazione per il ritorno dei prezzi ai livelli pre-sconto, sottolineando l’impatto negativo sulle piccole imprese e sull’autotrasporto. Anche il Codacons ha puntato il dito contro l’inefficacia del taglio delle accise, chiedendo un’estensione dello sconto anche alla benzina.
In questo scenario, il governo si trova di fronte a una sfida complessa: da un lato, la necessità di sostenere le imprese e le famiglie colpite dal caro-petrolio; dall’altro, la pressione dei prezzi del greggio e la necessità di garantire la stabilità dei conti pubblici. Le prossime mosse dell’esecutivo saranno decisive per determinare l’evoluzione del mercato dei carburanti e l’impatto sulle imprese e sui consumatori.



