Le recenti indagini pubblicate dalla Banca centrale europea mostrano un lieve aumento delle aspettative inflazionistiche fra i consumatori, mentre i dati PMI di ottobre indicano una crescita più lenta dell’attività economica nell’area euro. Contemporaneamente, i rendimenti dei titoli di Stato francesi hanno superato la soglia del 5%, alimentando il dibattito sulle future mosse della BCE. Insieme, questi elementi delineano un panorama di incertezza che potrebbe influenzare le decisioni di politica monetaria nella prossima riunione.
Aspettative dei consumatori sull’inflazione a 12 mesi
Secondo l’indagine mensile della BCE, la percezione mediana dell’inflazione negli ultimi dodici mesi è passata dal 3,5% di agosto al 3,6% di settembre. Parallelamente, le aspettative per i prossimi 12 mesi sono cresciute dallo 3,0% al 3,1%. Le previsioni a tre e cinque anni, invece, sono rimaste statiche rispettivamente al 2,9% e al 2,5%. Un’incertezza più marcata è stata registrata per il periodo a breve termine, con livelli superiori a quelli antecedenti il conflitto in Medio Oriente, suggerendo pressioni persistenti sul bilancio familiare.
Implicazioni per la politica monetaria
Questo leggero rialzo, seppur contenuto, indica che i consumatori percepiscono ancora una certa pressione sui prezzi, soprattutto per beni energetici. Per la BCE, una persistente credenza di inflazione elevata rende più probabile mantenere o addirittura inasprire la politica dei tassi, soprattutto se gli indicatori di inflazione non mostrassero un ritorno a livelli più vicini al target del 2%.
PMI eurozona a ottobre: crescita in decelerazione
L’indice S&P Global Flash Eurozone Composite PMI Output si è stabilizzato a 51,9 nel mese di ottobre, rispetto al 53,1 di settembre. L’analisi, basata su circa l’85% delle risposte abituali, conferma il quarto trimestre di crescita, ma a ritmo più lento. Nel settore manifatturiero e dei servizi, la Francia è tornata in territorio di contrazione, mentre la Germania e il Regno Unito hanno continuato a espandersi, quest’ultimo con una accelerazione dell’attività.
Nuovi ordini e pressione sui margini
Gli ordini nuovi hanno mostrato il più lento aumento della sequenza di quattro mesi, evidenziando una domanda appena marginale. In ambito energetico, i costi di input sono aumentati nuovamente, spingendo le imprese a trasferire il peso sui prezzi di vendita. L’aumento dei tassi d’interesse inizia a incidere sulla domanda, creando ulteriori timori di un possibile inasprimento più aggressivo da parte della BCE.
Tensioni sui titoli di Stato francesi prima della decisione della BCE
Il rendimento del franco-dollaro a 10 anni è scavalcato il 5% per la prima volta dal 2002, mentre lo spread rispetto ai Bund tedeschi ha superato i 170 punti base. Il titolo a 30 anni ha toccato il 5,5%, con uno spread di 184 punti base. Inoltre, il costo dei credit default swap a cinque anni è salito oltre i 100 punti base, livello non raggiunto dal 2012. Queste dinamiche sono state alimentate da proteste sociali, disordini sindacali e un dibattito interno sul bilancio nazionale.
Possibili interventi della BCE
Il Transmission Protection Instrument (TPI), creato nel 2022, rimane inattivo, ma potrebbe essere considerato qualora i costi di finanziamento francesi fossero giudicati non allineati ai fondamentali economici. Tuttavia, l’attivazione richiederebbe il rispetto rigoroso delle regole di bilancio UE e un percorso di debito sostenibile, criteri attualmente remoti per la Francia, il cui rapporto debito/PIL supera il 119%.
Nel complesso, l’insieme di inflazione percepita, PMI indicativi di rallentamento e la pressione sui bond francesi fornisce alla BCE un quadro complesso da valutare nella prossima riunione, con la possibilità di mantenere i tassi invariati o di pronunciare un ulteriore rialzo per contenere le pressioni inflazionistiche.



