In una telefonata a un programma di Fox News, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha comunicato che, entro la fine del 2026, gli Stati Uniti interromperanno i trasferimenti di aiuti economici a Israele. L’annuncio è stato rilasciato lo stesso giorno delle elezioni di metà mandato, un momento in cui i sondaggi mostrano il Partito Repubblicano in posizione sfavorevole.
Fine degli aiuti economici: dichiarazioni di Trump
Secondo le parole di Trump, Israele sarebbe diventato un “paese di grande successo” che non ha più bisogno di finanziamenti da Washington. Il presidente ha puntato sul fatto che il bilancio annuale destinato a Tel Aviv si aggira intorno a 4 miliardi di dollari, cifra che, a suo avviso, può essere rimossa senza minare la sicurezza israeliana. L’affermazione è stata inserita nella narrazione politica del leader repubblicano, che ha accusato i democratici di usare la questione come arma di critica.
Accordo con Netanyahu e reazioni politiche
Trump ha precisato di aver raggiunto un accordo con il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, il quale, a più riprese, ha espresso la volontà di ridurre la dipendenza di Israele dagli aiuti americani. L’intesa, secondo il presidente, prevedeva la sospensione dei pagamenti a partire da dicembre, con la possibilità per Israele di acquistare direttamente armi statunitensi se lo desiderasse.
Nonostante la sospensione dei fondi economici, gli Stati Uniti continueranno a fornire aiuti militari e a vendere armamenti a Tel Aviv, un elemento fondamentale della cosiddetta “relazione speciale” tra i due Paesi. La decisione, tuttavia, ha scatenato una forte reazione tra i democratici, che hanno definito il provvedimento un tentativo di strumentalizzare la diplomazia a vantaggio elettorale.
Piano americano contro l’Iran
Parallelamente alla questione israeliana, fonti internazionali hanno riferito che il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) starebbe preparando un’operazione contro l’Iran, prevista per i primi giorni di novembre, subito dopo le elezioni di metà mandato. La strategia prevede l’impiego di condizioni di scarsa visibilità lunare per massimizzare l’efficacia degli attacchi, con l’obiettivo di limitare la risposta iraniana.
Riflessi interni in Israele
Nel frattempo, l’opposizione israeliana, guidata da Gadi Eisenkot, ha accusato Netanyahu di avviare un “pogrom contro la democrazia” in seguito alle indagini dello Shin Bet su possibili frodi elettorali che coinvolgono partiti arabi. Eisenkot ha sottolineato che le istituzioni di sicurezza dovrebbero servire lo Stato, non un singolo leader, insinuando che la decisione di sospendere gli aiuti economici possa essere parte di una più ampia strategia di consolidamento del potere.
L’Egitto, da parte sua, ha invitato l’Iran a mostrare moderazione per evitare un’escalation militare nella regione, sottolineando la necessità di soluzione politica e di dialogo per ridurre le tensioni.
La decisione di Trump di bloccare i fondi economici a Israele si inserisce in un contesto elettorale interno, in una più ampia rivalutazione della politica mediorientale americana e in una crescente pressione politica interna a Tel Aviv. Resta incerto se l’interruzione dei pagamenti avverrà effettivamente entro la fine dell’anno o se, come accaduto in passato, possa subire modifiche o rinvii successivi alle elezioni.



