Il TEHA Global Innosystem Index 2026 dipinge un quadro articolato della capacità innovativa italiana: presentato a Stresa il 21 e 22 maggio 2026 durante la 15ª edizione del Technology Forum di TEHA Group, il report colloca l’Italia al 31° posto su 49 economie analizzate. Questa posizione stabile rispetto alle rilevazioni precedenti nasconde tuttavia una distribuzione agli antipodi di risultati: da un lato spiccano performance di rilievo nella produzione scientifica e nelle infrastrutture digitali, dall’altro emergono limiti strutturali che ostacolano la crescita sostenibile del sistema innovativo.
L’analisi si articola in cinque dimensioni: capitale umano, risorse finanziarie a supporto dell’innovazione, innovatività dell’ecosistema, attrattività internazionale ed efficacia dell’ecosistema innovativo. Il documento sottolinea come la capacità di trasformare la ricerca in risultati economici rappresenti un asset solido, mentre la scarsità di investimenti privati e la bassa disponibilità di profili STEM frenino il potenziale competitivo nazionale.
Dove l’Italia mostra forza
Tra i punti di forza indicati dal report figura la qualità della produzione accademica: l’Italia si colloca al 5° posto per numero di pubblicazioni e citazioni, un segnale della rilevanza internazionale della ricerca italiana. Parallelamente l’efficacia complessiva dell’ecosistema innovativo posiziona il Paese al 6° posto mondiale, davanti a economie come Germania, Francia e Cina, a testimonianza della capacità di convertire conoscenza in valore. Anche la capacità di esportare servizi avanzati di ricerca e sviluppo è positiva, con un saldo commerciale in attivo che conferma la competitività di offerte specializzate.
Infrastrutture e capacità computazionale
Un altro elemento strategico è la presenza di infrastrutture HPC (high-performance computing): l’Italia occupa il 7° posto per potenza di calcolo disponibile pro capite, grazie a sistemi di alto livello come quello del Tecnopolo di Bologna. Queste risorse sono sempre più centrali per l’adozione dell’intelligenza artificiale e per progetti data-driven, offrendo un vantaggio competitivo alle imprese e ai centri di ricerca che sanno sfruttarle per sviluppare applicazioni avanzate.
Fattori che frenano la scalata
Nonostante le eccellenze, il rapporto mette in evidenza ritardi strutturali sul capitale umano e sulle risorse finanziarie. Nella dimensione dedicata al capitale umano l’Italia è 33ª: a pesare sono il basso tasso di laureati tra i 25 e i 34 anni (circa il 31,58%), una quota contenuta di laureati STEM e una spesa pubblica in istruzione che si attesta al 4,07% del PIL. Questi numeri limitano la disponibilità di competenze avanzate e la capacità di crescita di settori ad alta intensità tecnologica.
Investimenti, venture capital e startup
Sul versante finanziario la fotografia è altrettanto critica: gli investimenti privati in ricerca e sviluppo valgono lo 0,79% del PIL, mentre il totale degli investimenti in R&S (GERD) è pari all’1,38% del PIL; il peso del venture capital rimane minimo (0,03%). Questi dati si riflettono anche nella crescita delle startup e nella creazione di unicorni: l’Italia registra cifre inferiori rispetto ai principali poli innovativi, e la disponibilità di sviluppatori software risulta contenuta rispetto alle medie internazionali, ostacolando l’espansione delle filiere tecnologiche.
Proposte operative per colmare il gap
Per rispondere alle criticità, TEHA propone un pacchetto di dieci azioni che puntano a trasformare gli asset esistenti in leve di sviluppo sostenibile. Tra le misure suggerite emergono la definizione di una Politica Tecnologica Nazionale focalizzata su tecnologie di frontiera (AI, manifattura avanzata, energie pulite, biotecnologie), la creazione di Zone d’Innovazione Speciali per concentrare investimenti e competenze, e una Strategia STEM che integri formazione tecnica e competenze trasversali.
Altre proposte includono un Talent Attraction Package per facilitare l’ingresso di ricercatori e imprenditori, un One-Stop Shop per semplificare le autorizzazioni alle sperimentazioni tecnologiche, il rafforzamento del trasferimento tecnologico tra università e imprese e un piano per stabilizzare gli incentivi alla R&S. Secondo Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di The European House – Ambrosetti e TEHA Group, sarà fondamentale creare condizioni che attraggano capitale privato, trattengano competenze e favoriscano la crescita di imprese innovative per recuperare terreno sui principali ecosistemi globali.