Al Salone del Risparmio è emerso un messaggio chiaro: il valore delle banche europee è spesso inferiore a quanto giustificato dai fondamentali. Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, insieme a Davide Serra di Algebris, ha spiegato perché la percezione del rischio rimane alta nonostante segnali di resilienza. Nel dibattito è tornata spesso l’idea che la «memoria delle crisi» influenzi i multipli assegnati al settore e che gli investitori fatichino a leggere le differenze strutturali tra istituti europei e americani.
Le osservazioni di Orcel combinano aspetti finanziari e operativi: dal comportamento rispetto ai tassi d’interesse alla capacità di assorbire shock tramite capitale e coperture. Accanto alla dimensione patrimoniale è emersa la leva dell’intelligenza artificiale come strumento per migliorare l’efficienza operativa e la qualità del credito. Questi temi interessano non solo i manager, ma anche gli investitori, che devono capire che il mix di ricavi e rischi nel settore è cambiato.
Perché il settore è percepito come rischioso
Secondo Orcel la sottovalutazione delle banche europee deriva in gran parte dalla memoria delle crisi: i mercati temono che un rallentamento economico possa esporre il sistema a nuovi shock. Tuttavia, la natura del business è diversa rispetto agli Stati Uniti: molte banche europee sono legate al margine di interesse, alla penetrazione dei clienti e all’efficienza operativa, mentre alcune controparti oltreoceano fanno leva su traiettorie di crescita più aggressive. Questo non significa che non esistano rischi, ma che il profilo del settore si è trasformato e merita una lettura più sfumata.
Memoria delle crisi e confronto con gli Usa
Il confronto con le banche americane spesso genera aspettative errate: il mercato tende a replicare logiche di crescita che non si applicano automaticamente in Europa. Orcel ha sottolineato che periodi di inflazione e tassi più elevati possono comportare costi maggiori, ma anche un aumento del margine di interesse, elemento che libera capitale e rafforza la redditività. In questa prospettiva, un calo dei volumi può essere compensato da margini più ampi, cambiando il mix di contributi al conto economico.
Capitale, coperture e resistenza al ciclo
Un punto centrale del discorso riguarda il livello di capitale e le misure preventive adottate dalle banche. UniCredit, per esempio, ha costituito delle coperture aggiuntive per gestire possibili deterioramenti del credito: tra queste figurano 1,7 miliardi di euro di overlays destinati a tamponare futuri shock. Orcel sostiene che i requisiti regolamentari e i rigori patrimoniali attuali hanno reso le banche europee più solide rispetto al passato, creando cuscinetti che possono attenuare l’impatto di un ciclo economico avverso.
Come cambia la struttura dei ricavi
La dinamica dei ricavi si è evoluta: il peso del margine di interesse può crescere a fronte di tassi più alti, mentre le commissioni rimangono influenzate da una clientela diversificata che usa prodotti complessi come coperture su tassi, valute e commodity. Questo portfolio di servizi diversifica le fonti di reddito e può rendere la performance complessiva del settore meno dipendente da un singolo fattore. Secondo Orcel, il mercato ha già scontato una parte del rischio ma potrebbe esserci stato un over-sell rispetto ai fondamentali.
L’AI come leva di efficienza e il tema delle persone
L’altro asse della trasformazione è tecnologico: l’adozione dell’intelligenza artificiale promette di ridurre tempi e costi nelle procedure creditizie e operative. Orcel ha citato casi pilota in cui processi che richiedevano fino a sei settimane con intervento umano possono scendere a circa 13 minuti grazie a modelli automatizzati. Questo tipo di salto produttivo apre importanti opportunità di margine, ma solleva anche questioni su ruoli, ricollocazione e governance dell’AI, specie perché la valutazione del merito creditizio è classificata come ad alto rischio nell’ambito dell’AI Act.
Reskilling, piano industriale e impatto occupazionale
Di fronte alla possibile ridondanza di funzioni legate alla raccolta e alla riclassificazione dei dati, la risposta indicata da UniCredit è il reskilling e il ricollocamento interno dei dipendenti verso attività a maggior valore aggiunto. Il piano industriale prevede anche misure di efficientamento, con un obiettivo di taglio dei costi dell’1% annuo nel periodo 2026-2028, accompagnato da percorsi formativi per trasferire competenze verso il front office e la generazione di ricavi. È un equilibrio delicato tra tecnologia, capitale umano e obblighi regolamentari.
Infine, la dimensione culturale e manageriale è ritenuta cruciale: Orcel porta un approccio anglosassone che privilegia organizzazioni più piatte, dialogo diretto con il territorio e meccanismi di allineamento degli interessi, incluso un forte legame patrimoniale tra management e banca. Questo mix di strategia, capitale e innovazione tecnologia è il nucleo della proposta di valore che, secondo i protagonisti del settore, potrebbe ristabilire una rivalutazione delle banche europee nel medio termine.

