Il panorama immobiliare della capitale è dominato da tre attori fondamentali: InvestiRE SgrDeA Capital Real Estate Sgr e Fabrica Immobiliare Sgr. Attraverso un incrocio di oltre 340 indirizzi mappati, appare chiaro come queste società abbiano suddiviso le proprie strategie tra il cuore storico, i poli direzionali dell’Eur e le zone periferiche in via di rigenerazione. Questa organizzazione rispecchia la visione più ampia di Roma REgeneration, l’ente che coordina pubblico, università e grandi asset manager per tracciare il futuro urbano della città.
Distribuzione geografica dei portafogli delle tre Sgr a Roma
Nel centro storico, InvestiRE concentra circa il 35% dei propri immobili, privilegiando edifici datati ma con alto potenziale di riconversione in strutture ricettive di lusso. DeA Capital, invece, ha investito il 20% del suo capitale in palazzi signorili prossimi a Trastevere, puntando su progetti di housing di alta gamma. Fabrica Immobiliare si è più focalizzata su piccole strutture commerciali e uffici di medio rango, coprendo il 15% della zona centrale. Nei pressi dell’Eur, la presenza è più equilibrata: le tre Sgr hanno destinato complessivamente il 30% dei loro asset a sedi direzionali, hotel di business e spazi logistici, con DeA Capital che guida lo sviluppo di nuovi campus aziendali.
Periferie in rigenerazione: nuove opportunità di crescita
Le zone periferiche, come Tor Sapienza, Ostia e l’area di San Basilio, hanno visto un afflusso del 25% degli investimenti totali delle Sgr. Qui, Fabrica Immobiliare ha lanciato progetti di edilizia residenziale a prezzi contenuti, mentre InvestiRE sta sondando la conversione di vecchi stabilimenti industriali in loft e spazi coworking. DeA Capital, infine, ha avviato partnership con enti locali per trasformare aree dismesse in campus universitari, rispondendo al fabbisogno crescente di spazi accademici. Questo mix di destinazioni indica una strategia mirata a diversificare i rischi e a cogliere le opportunità generate dalle politiche di rigenerazione urbana promosse dal comune.
Nuda proprietà a Roma: una risposta alle esigenze degli over 65
Il mercato della nuda proprietà sta attraversando una fase di espansione senza precedenti nella capitale. Secondo gli ultimi dati di, l’offerta di immobili venduti in regime di nuda proprietà è aumentata del 12% rispetto all’anno precedente, con una crescita uniforme sia nel centro che nelle zone periferiche. Le ragioni sono molteplici: molti anziani, confrontati con costi della vita in crescita e pensioni ridotte, scelgono di monetizzare il valore della loro casa senza perdere il diritto di viverci, grazie al contratto di usufrutto vitalizio. Questa formula consente di ottenere liquidità immediata, mantenendo al contempo la stabilità abitativa.
Vantaggi economici e prospettive di medio-lungo termine
Dal punto di vista dell’investitore, la nuda proprietà rappresenta un’opportunità di acquisto a prezzo ridotto poiché il prezzo viene calcolato sottraendo una quota di usufrutto dalla valore pieno dell’immobile. Quando l’usufrutto si estingue, tipicamente al decesso del proprietario, l’investitore acquisisce la piena proprietà, potenzialmente valorizzando l’asset. Per i venditori anziani, la transazione fornisce una fonte di reddito complementare, spesso destinata a coprire spese mediche o a migliorare la qualità della vita. Il trend è sostenuto anche da un aumento della domanda di parte di giovani acquirenti, che vedono nella nuda proprietà un modo per entrare nel mercato a costi più contenuti.
Parallelamente, la nuda proprietà sta emergendo come strumento di finanziamento personale per gli anziani, offrendo al contempo un asset interessante per gli investitori attenti al valore a lungo termine. Entrambi i fenomeni confermano come Roma stia vivendo una fase di trasformazione sia sul piano urbanistico che su quello finanziario, guidata da esigenze demografiche e da una visione strategica condivisa tra pubblico e privato.



