Nel 2026, l’Italia ha registrato un calo dell’8% degli investimenti diretti esteri (Ide) in linea con il rallentamento europeo. Nonostante questa flessione, il Paese ha mantenuto il settimo posto nella classifica europea per numero di progetti Ide, con una quota di mercato del 4,1%. Questo risultato conferma una stabilità consolidata rispetto alla fase pre-Covid.
Le grandi economie europee come Francia, Regno Unito e Germania continuano a dominare la classifica, concentrando il 42% degli investimenti diretti esteri in Europa. Tuttavia, questa percentuale è in calo rispetto al 46% del 2026 e al 51% del 2026. Le tensioni internazionali e le politiche commerciali più marcate stanno influenzando le decisioni di investimento delle imprese, in un contesto di crescita globale in rallentamento.
Provenienza degli investimenti e settori in crescita
Gli Stati Uniti si confermano il principale investitore in Italia, con una quota del 18%, seguiti da Germania (14%), Regno Unito (11%), Francia (11%) e Svizzera (7%). Si registra una riduzione della quota degli investitori europei, mentre cresce il contributo dei Paesi extra-Ue, come Giappone, Cina e Paesi arabi.
Nel 2026, il settore dei prodotti industriali e della mobilità ha registrato una crescita significativa, diventando il primo comparto in Italia per numero di iniziative, con 58 progetti rispetto ai 43 del 2026. Questo dato è coerente con la centralità del tessuto manifatturiero italiano e con la riorganizzazione delle catene di fornitura in Europa. Inoltre, i progetti relativi ai data center sono passati da 2 nel 2026 a 8 nel 2026, riflettendo la crescente domanda di capacità computazionale spinta dall’AI generativa.
Distribuzione geografica degli investimenti
Dal punto di vista territoriale, gli investimenti restano concentrati nel Nord-Ovest, che intercetta il 59% del totale. La Lombardia si conferma il principale polo attrattivo, con il 44% dei progetti, pur registrando una contrazione del 22%. Il Nord-Est, trainato dall’incremento dei progetti in Friuli-Venezia Giulia e Veneto, sale al 18%, mentre il Centro Italia si rafforza al 13%. Il Sud si attesta al 10%, con una leggera flessione rispetto al 2026.
Prospettive e sentiment delle imprese
Secondo i risultati di una survey condotta su un panel di circa 200 intervistati, l’Italia sale al nono posto in Europa tra i Paesi più attrattivi per gli investimenti, guadagnando tre posizioni rispetto al 2026. Oltre la metà degli intervistati (56%) si attende un miglioramento dell’attrattività del Paese nei prossimi tre anni. Il 48% dichiara l’intenzione di stabilire o espandere le proprie attività in Italia nel prossimo anno.
A sostenere l’attrattività del Paese sono soprattutto la sicurezza e la qualità della vita, la qualità della forza lavoro, la dotazione infrastrutturale e la competitività fiscale. Tuttavia, il limitato supporto ai settori strategici, la complessità normativa e amministrativa e i limitati investimenti in formazione e sviluppo del personale restano le aree che frenano la capacità del Paese di trasformare l’interesse degli investitori in decisioni concrete.
Il Fondo Monetario Internazionale ha confermato le proprie stime di crescita sul PIL italiano allo 0,5% per il 2026 e il 2027, sostenuta dagli investimenti del PNRR. L’inflazione headline è attesa salire al 2,9% nel 2026 per poi restare sopra il 2% nel 2027. Il debito pubblico resta elevato e vulnerabile a shock sui tassi d’interesse e sulla crescita.
Il sistema bancario italiano è stato confermato solido, con una vigilanza robusta e banche che dimostrano resilienza in scenari avversi severi. Tuttavia, un’escalation delle tensioni geopolitiche potrebbe esercitare ulteriore pressione al rialzo sui prezzi, inasprire le condizioni finanziarie e indebolire ulteriormente fiducia e attività economica.



