Il sistema produttivo sardo sta attraversando una fase critica: il costo del credito e la riduzione dei finanziamenti alle imprese delineano uno scenario che riduce margini e capacità di investimento. Il tasso medio per la liquidità aziendale in Sardegna è superiore alla media nazionalecon un aggravio che viene quantificato intorno al 33% rispetto al dato italiano. Questa differenza si traduce in uscite finanziarie più elevate per le imprese, che sottraggono risorse a investimenti e occupazione.
I rappresentanti degli artigiani e delle piccole e medie imprese dell’Isola hanno segnalato la situazione come strutturale: non si tratterebbe di una semplice fluttuazione congiunturale, ma di una disparità radicata che penalizza la competitività territoriale. Alle preoccupazioni sui tassi si aggiunge la dinamica dei volumi di credito: lo stock complessivo è sceso sotto soglie considerate critiche e, nonostante un lieve rimbalzo recente, rimane distante dai livelli medi registrati in anni precedenti.
Tassi più elevati e impatto economico misurabile
La differenza di costo del credito si evidenzia sia per la liquidità aziendale sia per i finanziamenti a medio-lungo termine. In termini pratici, per un prestito destinato alla copertura della liquidità il tasso medio locale si colloca più alto rispetto a quello nazionale, mentre un finanziamento di lungo periodo per investimenti mostra anch’esso un premio significativo. Le simulazioni di costo stimano che su un investimento da 500.000 euro su dieci anni il sovraccosto rispetto alla media italiana sfiori i 30.000 euro, cifra che riduce la convenienza di nuove iniziative e rallenta piani di sviluppo.
Differenze settoriali e conseguenze
Il divario non è omogeneo tra i settori: servizi, costruzioni e industria registrano tassi più elevati rispetto alle controparti nazionali, con le costruzioni e i servizi tra i più penalizzati. Questo squilibrio settoriale amplifica gli effetti negativi, poiché settori già esposti a margini ridotti subiscono un’ulteriore compressione finanziaria che può tradursi in minori investimenti e posti di lavoro persi.
Concentrazione del credito sulle grandi imprese e contrazione delle pmi
Nel recente periodo di osservazione emerge un fenomeno di selezione: l’erogazione del credito sembra favorire le imprese più strutturate, mentre le piccole e medie imprese continuano a sperimentare una contrazione. Tra ottobre 2026 e gennaio 2026 le grandi imprese hanno registrato un aumento dei prestiti, mentre le piccole imprese hanno subito una ulteriore riduzione. Sul confronto di più lungo periodo il calo delle pmi è particolarmente marcato rispetto alle aziende più grandi.
Il dato aggregato dello stock di credito si è stabilizzato attorno a una soglia inferiore rispetto al passato recente; anche con la lieve ripresa registrata a inizio anno, il livello resta ben sotto la media di riferimento del 2026. Questa polarizzazione dell’accesso al credito rischia di provocare una selezione negativa nel tessuto produttivo isolano, con conseguenze sulla capacità di innovazione e sulla creazione di occupazione nelle comunità locali.
Rischi legati a politiche monetarie e scenari futuri
Il contesto monetario europeo aumenta l’incertezza: la prospettiva di un possibile rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale europea è un elemento che potrebbe accentuare la stretta sul credito. Anche moderati aumenti dei tassi si traducono in un innalzamento del costo della liquidità, aggravando la pressione finanziaria sulle imprese già fragili. Per questo motivo le associazioni di categoria locali richiamano l’attenzione sulle ricadute immediate e di medio periodo.
Per affrontare le criticità segnalate, sono state avanzate proposte concrete da rappresentanti del mondo imprenditoriale isolano, tra cui la creazione di strumenti di garanzia specifici, servizi di consulenza finanziaria dedicati alle pmi e l’avvio di un confronto istituzionale sulle conseguenze economiche dell’insularità. Queste soluzioni mirano a correggere distorsioni di mercato che, se non mitigate, rischiano di erodere ulteriormente la base produttiva e occupazionale della regione.



