La situazione del credito alle imprese in Sardegna mostra segnali contraddittori: da un lato c’è una lieve ripresa del volume dei prestiti, dall’altro permangono costi del denaro tra i più elevati in Italia e una forte polarizzazione nell’accesso al credito. I dati disponibili fotografano una regione che paga un premio significativo sui tassi e vede le piccole e medie imprese rimanere ai margini della ripresa.
Volumi di prestito: minimo storico e recupero parziale
Il sistema creditizio isolano ha toccato un punto critico nell’ottobre 2026, quando il totale dei finanziamenti alle imprese è sceso sotto i 7,5 miliardi di euro. Successivamente si è osservata una ripresa fino a 7,75 miliardi a gennaio 2026ma questo incremento non ha annullato il divario rispetto ai livelli di riferimento del 2026: il volume complessivo resta infatti oltre il 10,7% sotto la media di quel periodo. Questo andamento segnala una bassa capacità del credito di ritornare ai livelli pre-crisi e una fragilità strutturale nella dinamica dei prestiti.
Divergenze per dimensione aziendale
La ripresa osservata è tutt’altro che uniforme: tra ottobre 2026 e gennaio 2026 le imprese di maggiori dimensioni hanno beneficiato di un aumento del credito pari a +6,3%mentre le piccole imprese hanno registrato una ulteriore contrazione del -1,7%. Se si confrontano i dati con la media del 2026 il quadro peggiora per le PMI: le aziende più strutturate mostrano un calo del -7,7%mentre PMI e microimprese scontano un pesante -18%. Questa polarizzazione dell’accesso al credito accentua le disuguaglianze all’interno del tessuto produttivo regionale.
Tassi d’interesse: la Sardegna al secondo posto per i costi della liquidità
Il vero elemento di criticità riguarda il prezzo del denaro. Al 31 dicembre 2026 la Sardegna risultava la seconda regione italiana per tasso medio applicato ai finanziamenti per la liquidità aziendale, con un valore del 6,58%superata solo dalla Calabria. Il confronto con la media nazionale, pari al 4,95%evidenzia uno scarto superiore a 1,6 punti percentualiche si traduce in un onere monetario concreto per le imprese che ricorrono al credito per coprire fabbisogni di capitale circolante.
Effetti sui diversi settori
La penalizzazione non è omogenea tra i settori: per i finanziamenti a medio-lungo termine destinati agli investimenti il tasso medio isolano era del 4,88% contro il 4,29% nazionale. Le costruzioni risultano particolarmente colpite con tassi al 7,29% (da confrontare con il 6,04% nazionale), mentre nei servizi il tasso medio sfiora il 7,02% rispetto al 5,12% dell’insieme del Paese. Anche l’industria manifatturiera paga un premium, pur in termini assoluti più contenuti. Questi differenziali sottraggono risorse che potrebbero essere destinate a investimenti produttivi e occupazione.
Impatto pratico sui bilanci aziendali e rischio di peggioramento
In termini concreti, il gap di tasso ha effetti tangibili: per esempio, un’azienda che richiede 100.000 euro di liquidità da rimborsare in tre anni si trova a pagare circa il 33% in più rispetto a una controparte del resto d’Italia. Su finanziamenti di importo e durata maggiori l’aggravio diventa ancora più significativo: per un prestito da 500.000 euro a 10 anni il sovraccarico percentuale si traduce in decine di migliaia di euro sottratte a investimenti.
La prossima riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, fissata per l’11 giugnoinserisce un ulteriore elemento di rischio: un eventuale rialzo dei tassi ufficiali potrebbe riflettersi rapidamente sui costi bancari, aggravando la posizione di una regione che già parte da livelli strutturalmente elevati. Per la Sardegna, anche piccoli incrementi dei tassi si traducono in oneri proporzionalmente più pesanti per le imprese.
Nel complesso, i numeri mostrano un mercato del credito regionale con una doppia fragilità: da un lato volumi non recuperati rispetto al 2026, dall’altro costi del denaro elevati e una selezione del credito che favorisce le realtà più grandi a scapito delle PMI, che rappresentano la spina dorsale dell’economia isolana.


