Nel complesso quadro del credito alle famiglie emergono movimenti distinti: il credito al consumo accelera rispetto all’anno precedente, spinto soprattutto dall’acquisto di veicoli e dalla crescita della cessione del quinto mentre il comparto dei mutui immobiliari mostra segnali di rallentamento e le surroghe registrano un crollo significativo. Parallelamente, sul versante della qualità degli attivi, lo stock di crediti deteriorati continua a ridursi, portando il mercato NPE verso una fase più strutturata e frammentata.
Crescita del credito al consumo nel primo trimestre 2026
Nel primo trimestre del 2026 le erogazioni del credito al consumo segnano un’accelerazione importante rispetto al 2026: le nuove erogazioni crescono del 4,9%. A trainare il comparto sono i finanziamenti per l’acquisto di auto e moto che aumentano del 6,2%, favorita anche dalla coda degli incentivi per la mobilità sostenibile, e la cessione del quinto di stipendio e pensione, che mette a segno un +7,5% e si conferma il segmento più brillante grazie alla prevedibilità dei flussi di rimborso e all’attrattività per lavoratori dipendenti e pensionati in cerca di liquidità.
I prestiti personali continuano a crescere ma a ritmi più moderati rispetto al 2026: +4,1% nei primi tre mesi dell’anno. Anche gli altri finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni e servizi tornano in territorio positivo con un +5,5%, segnalando un recupero generalizzato della domanda di credito per consumi.
Normalizzazione del mercato dei mutui e crollo delle surroghe
Dopo il forte rimbalzo del 2026, quando i mutui per l’acquisto della prima casa erano saliti di oltre il 20%, il 2026 presenta segni di normalizzazione. Nel primo trimestre la crescita delle erogazioni per l’acquisto di immobili si riduce al 4%, nonostante le compravendite residenziali mantengano un’espansione positiva. A incidere pesantemente su questo quadro è la contrazione delle surroghe che registrano un calo del 66,8% rispetto ai volumi precedenti: il potenziale di risparmio per rinegoziare mutui stipulati negli anni scorsi si è ormai esaurito con l’inversione di tendenza dei tassi.
La preferenza per il tasso fisso rimane molto marcata: circa il 78% delle nuove erogazioni è stato sottoscritto a tasso fisso, mentre aumenta l’interesse per le formule miste, salite al 14% dal 10% dell’anno precedente. Si osserva inoltre una crescente attenzione verso la sostenibilità energetica i mutui per immobili ad alta efficienza e i prestiti per interventi di riqualificazione pesano sempre di più, così come la componente di credito destinata all’efficientamento delle abitazioni.
Digitalizzazione, canali di vendita e qualità del portafoglio
La distribuzione del credito continua a evolversi: i prestiti personali venduti online rappresentano ormai una quota significativa dei volumi, attestandosi intorno al 19%. Le reti di agenti e mediatori mantengono un ruolo centrale, soprattutto nella cessione del quinto dove gestiscono quasi l’80% delle erogazioni, e nei mutui, con quasi una pratica su due veicolata tramite intermediari.
Dal punto di vista della qualità del credito, i segnali sono rassicuranti: il tasso di default delle famiglie si mantiene contenuto e il credito al consumo mostra un indice di rischio intorno all’1,8%, mentre per i mutui il livello di rischio resta molto basso (circa lo 0,4%). Le politiche di erogazione rimangono prudenti, riflettendo le incertezze geopolitiche e le possibili ricadute su inflazione e potere d’acquisto delle famiglie.
Riduzione degli NPE e cambiamento nelle dinamiche del mercato
Sul fronte degli attivi deteriorati lo stock di NPE è sceso fino a livelli più contenuti, con una riduzione del 6,7% nell’ultima rilevazione: il mercato sembra aver raggiunto un nuovo equilibrio strutturale, con uno NPE ratio prossimo al 2,6%. Anche i flussi di nuovo deteriorato sono diminuiti, riportandosi verso livelli coerenti con il periodo pre-pandemico, segno di una minore pressione sistemica sul credito.
La contrazione dei volumi transati nel mercato NPE è accompagnata da una maggiore frammentazione: mentre il valore complessivo delle operazioni cala, il numero delle transazioni aumenta, segnalando portafogli medi più piccoli e una crescente complessità operativa. Questo cambiamento rende cruciale l’iperspecializzazione degli operatori e l’uso di strumenti analitici avanzati per estrarre valore dalle singole posizioni.
Settori e segmenti più sensibili
All’interno degli NPE e degli UTP, il rischio rimane concentrato in particolari comparti: il commercio all’ingrosso continua a mostrare una maggiore esposizione, mentre si osservano tensioni crescenti nel settore agricolo. Al contrario, settori come chimico ed elettronico mostrano un miglioramento relativo, e le infrastrutture stanno emergendo tra i comparti a minor rischio.
Nel complesso, l’insieme degli indicatori suggerisce una crescita del credito alle famiglie sostenuta ma più bilanciata rispetto alla fase di espansione immediatamente successiva al calo dei tassi. La combinazione di occupazione stabile, domanda ancora vivace e livelli di rischio contenuti lascia spazio a una prosecuzione della dinamica positiva, seppure con ritmi moderati e una maggiore attenzione alla sostenibilità del debito da parte delle famiglie.



